VIOLENZA BALCANICA, VIOLENZA EUROPEA

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La penisola balcanica fronteggia le coste italiane, al di là del mar Adriatico. Radice e caso esemplificativo della storia europea troppo spesso intesa solo come area marginale, questa regione viene altrettanto spesso percepita come avvolta da un’aura di violenza.

Stefano Petrungaro, ricercatore presso l’Institut für Ost- und Südosteuropaforschung di Regensburg e visiting lecturer presso l’Università di Zagabria, sceglie proprio la violenza come chiave di lettura della Storia prodotta nei paesi balcanici, e dipartitasi da essi, negli ultimi due secoli.
Il concetto di violenza dunque, con la sua «polisemia», come un oggetto da analizzare ma, al contempo, da individuare come lente tramite cui osservare gli eventi.

Nello svolgersi dei dieci capitoli del libro Balcani. Una storia di violenza? l’autore percorre un sentiero arduo, che si addentra in vicende sia storiche sia sociali e politiche, e in tale difficile cammino si sofferma sui temi che vengono ritenuti centrali, sempre seguendo lo spinoso filo d’Arianna della violenza.

Ciò che viene portato in evidenza sono le relazioni che la violenza intesse con altri aspetti del convivere umano: il legame con il diritto e lo stato, quello con l’incapacità della borghesia balcanica di assumere un ruolo definibile come “egemone”, quello con l’affermazione di un sistema burocratico paternalista, nazionalista e clientelare.
Da o verso questi nuclei, a seconda di quale delle due prospettive si scelga di assumere – analisi dalla violenza o della violenza –, si giunge a o si muove da ambiti più vasti come il dualismo antagonista tra città e campagna – ancora collegabile al concetto di egemonia –, il semi-colonialismo, l’influenza degli Imperi – e soprattutto della loro dissoluzione – , sui territori circostanti, la «ritradizionalizzazione della politica» su basi etnico-religiose, l’ambigua nozione di banditismo; proprio la «riattualizzazione» di tale nozione si connette, a sua volta, ai movimenti dei cetnici e degli Ustaša, e dunque al fenomeno dei gruppi paramilitari tanto attivi in tutte le guerre balcaniche.
La ragnatela di elementi che viene delineata non tralascia di toccare nemmeno gli aspetti più cruenti dei conflitti balcanici. Nel compiere quest’ulteriore immersione nella brutalità, ci si sottrae tuttavia a un facile voyeurismo, evidenziando piuttosto quegli aspetti di genocidi e stupri di massa che si riflettono sui contesti sociali, politici e culturali non solo dell’area balcanica, ma di ogni altra nazione.

Attraverso questo tentativo di mettere a fuoco tanto la questione generale della violenza nei Balcani quanto quella particolare della violenza come specificamente balcanica, nonché la loro reciproca interazione, ne viene infine posto in risalto l’aspetto pregiudiziale.
Il caratterizzare la violenza balcanica come «particolarmente cruenta» si mostra come un pavido tentativo di allontanare dal cosiddetto “cuore dell’Europa” «ciò che invece le appartiene: la moderna violenza istituzionalizzata».

BALCANI. UNA STORIA DI VIOLENZA?
Di Stefano Petrungaro
Casa Editrice Carocci editore
Immagine Gavrilo Princip


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Autore

Roberta Astolfi

Convinta che i linguaggi siano una chiave per la comprensione del mondo, cerco di conciliare l'interesse per per le problematiche politico-sociali dell'attualità con la passione per le creazioni fantastiche. Laureata in Filosofia Politica, con basi di Filosofia del Linguaggio, affronto gli aspetti teorici e pratici di entrambe attraverso un dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto.

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