FarEastFF24 | Nouvelle Vague e New Wave in Oriente

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Anche quest’anno il festival ha riservato un ruolo importante ai film classici restaurati, dando loro la giusta attenzione che meritano.

In particolare, rilevante è la contrapposizione tra due opere in bianco e nero ambientate in un Giappone tra gli anni ‘50 e ‘60 in fase di modernizzazione e che mettono al centro le vicende non convenzionali che vivono i protagonisti Emmanuelle Riva e Eiji Okada in Hiroshima Mon Amour di Alain Resnais e tra Ryo Ikebe e Mariko Kaga in Pale Flower di Masahiro Shinoda.

Hiroshima Mon Amour, 1959. Rappresenta una visione dell’asia nel cinema occidentale alla fine degli anni ‘50. La pellicola affronta il tema dell’amore interraziale rompendo gli schemi del cinema classico. Tradizionalmente, infatti, nel cinema occidentale, era più frequente la rappresentazione del rapporto tra un uomo bianco e una donna asiatica. Resnais è stato audace e rivoluzionario nel parlare sia di amore interraziale che di collaborazione con il nemico (la protagonista Lei si innamora prima di un tedesco e poi di un giapponese). Appartenente alla corrente Nouvelle Vague francese, racconta la storia d’amore tra un’attrice francese Lei (Emmanuelle Riva) e un architetto giapponese Lui (Eiji Okada) entrambi perseguitati dal ricordo dei traumi subiti durante il secondo conflitto mondiale, particolarmente evocativa la frase del film in cui il tema della memoria e dell’amore vengono considerati come un tutt’uno: “come in amore esiste questa illusone… questa illusione di non poter mai dimenticare… comunque, io ho avuto l’illusione davanti a Hiroshima di non poter mai più dimenticare… così come in amore.”

Pale Flower, 1964. Conosciuto in Italia con il titolo di Fiore Secco, coerentemente con l’idea della rottura degli schemi tradizionali del cinema giapponese fino ad all’ora conosciuto, non ha i tratti caratteristici dei film sulla yakuza, con le loro storie ripetitive di gangster, nonostante sullo sfondo del film sia sempre presente. È completamente diverso da questa tipologia di film e ha un gusto squisitamente contemporaneo e anticonvenzionale. Il regista, uno dei membri ufficiali della New Wave della Shochiku, si ispira infatti alla Nouvelle Vague francese e, attraverso le figure dei protagonisti e dal modo in cui conducono le loro vite, sconvolge gli standard tipici dei film classici giapponesi, sovvertendo le convenzioni di genere durante tutto il film. Due anime fragili e ribelli che fluttuano alla ricerca della scintilla vitale e della loro persona, e che, forse, la ritrovano quando portano le loro vite all’estremo.

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