IL PIANETA DELLA PUREZZA

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A chi sia realmente indirizzata la favola de Il Piccolo Principe dipende dai punti di vista. Nello spettacolo, fedele alle pagine del libro di Antoine De Saint-Exupéry, il regista Italo Dall’Orto rappresenta gli episodi più significativi della storia, riproducendone i diversi piani interpretativi.

Un grande aereo dà inizio a questo misterioso viaggio tra i simboli della vita, costellato di pillole di saggezza alla portata di grandi e piccini. Il velivolo, al centro del palco e del mondo, è però fermo per un guasto al radiatore dovuto alla mancanza di acqua, allegoria della linfa dell’esistenza. Il pilota, a corto di energie, si trova nel deserto e perde momentaneamente il suo ruolo da primo attore. Come nelle Sacre Scritture, questo luogo è metafora di aridità interiore. L’uomo, nonostante l’esperienza, si trova in panne durante il suo cammino. E’ costretto a fermarsi, a porsi delle domande, a confrontarsi con un universo finora sconosciuto o volutamente ignorato: il pianeta misterioso della semplicità e della purezza.

Il principe di questa ignota dimensione, sepolta da tempo in qualche angolo recondito dell’anima dell’aviatore, è un bambino, etereo nella sua bellezza e disarmante per la sua sapienza. Con lui si ha un totale ribaltamento di prospettiva di quello che è il rapporto adulto/bambino e adulto/realtà.

Tale stravolgimento interpretativo è finalizzato a portare alla luce quel pascoliano pargoletto a cui, per oscure ragioni, viene tolta progressivamente la facoltà di intervenire circa le questioni del mondo.

Gli elementi essenziali della figura del Piccolo Principe sono due: la fanciullezza e l’estraneità. L’adulto ha bisogno di perdere i suoi rigidi riferimenti per poter riscoprire l’essenza della vita attraverso queste armi. Senza di esse non si può capire cosa siano l’amicizia e l’amore. I due sentimenti, incarnati rispettivamente dalla volpe sapiente e dalla rosa bella e scontrosa, sono quelli che contrastano più efficacemente l’egoismo dilagante tra gli uomini. Nel suo viaggio tra i vari pianeti, il Principe si imbatte nella straordinaria stranezza dei grandi, che confondono e mescolano tutto. Questi stravaganti personaggi, autistici nelle loro chiusure, appaiono disinteressati ai rapporti umani, cui invece aspira fortemente la volpe che chiede di essere addomesticata, cioè di entrare in relazione. D’altronde, non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Fondamentale la figura del sinuoso serpente, che si muove con un’eleganza fuori dal comune, personificazione del processo di morte e rinascita attraverso cui è necessario passare continuamente.

Commovente e altamente simbolica la scena in cui il pilota e il bambino si prendono per mano, attraversando il Sahara alla ricerca di acqua perché ciò che c’è di bello nel deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo. Al Principe ora non resta che abbandonare la scorza del suo corpo per tornare dal suo amore, la rosa, unico perché tanto amato.

La scena è ridotta a pochi elementi sostanziali che, nell’unicità della loro fantasia, riproducono la magia della fiaba. Tra i validi attori spicca certamente il piccolo protagonista, decisamente apprezzabile per il suo spontaneo coinvolgimento emotivo e la sua innata bravura.

IL PICCOLO PRINCIPE

tratto dal testo di Antoine de Saint-Exupéry

con Italo Dall’Orto, Emilio Magni /Pietro Santoro, Erika Giansanti/Chiara Solari, Luisa Guicciardini, Simona Haag

Regia e Adattamento Italo Dall’Orto

Scene Armando Mannini – Costumi Elena Mannini Musiche originali Gionni Dall’Orto e Erika Giansanti

Progetto luci Ugo Benedetti – Coreografie Margherita Pecol Guicciardini

Dal 28 febbraio al 4 marzo 2012

Teatro Vittoria – Roma

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