A. Di Stefano, Escobar: Paradise Lost | Festival di Roma

0

Discover-Escobar-Paradise-Lost-In-Romance-Thrillers-New-PosterEscobar: Paradise Lost, di Andrea Di Stefano, Fra/Spa/Bel 2014, 120′
 
Produzione: Chapter 2, Jaguar Films, Nexus Factory, Pathé, Roxbury Pictures, uFilm 
@ Festival Internazionale del Film di Roma
 

L’opera prima di Andrea Di Stefano, presentata nella sezione Gala al Festival Internazionale del Film di Roma, è una gradevole quanto inaspettata sorpresa: un film godibile, con cast e produzione internazionale, che riesce a tenere molto alto il tasso della suspense fino alla fine.

Incentrato sulla figura di Pablo Emilio Escobar Gaviria, leader del narcotraffico colombiano dagli anni Ottanta fino alla sua morte, avvenuta nel 1993, Paradise Lost si nutre di un punto di vista che dall’esterno si catapulta all’interno della vita del re della cocaina grazie all’utilizzo di un espediente melodrammatico: la storia nata tra il giovane surfista canadese Nick e la nipote di Escobar, Maria.

Escobar (13)

L’amore dunque prima di ogni altra cosa, un amore puro e disinteressato perché Nick, dettaglio non da poco, ha un fatale difetto di conoscenza: non sa chi sia Pablo fino a quando non glielo rivela in maniera del tutto sincera la sua fidanzata che idolatra, come molti d’altronde, la figura dello zio. È in questo punto che il film si spezza in due parti: se nella prima, infatti, avevamo assistito in flashback a tutto il retroscena amoroso sulla costa colombiana, nella seconda, con un ritmo serratissimo, ci addentriamo all’interno del territorio colombiano trovandoci di fronte alla caduta prestabilita del re.

Fortemente imperniato sui densi dialoghi tra i vari personaggi, con una mdp che pone attenzione sui primi piani e sui dettagli, lasciando spesso fuori fuoco il restante spazio della scena, il film si propone come un noir davvero ben riuscito in cui a farla da padrone sono le relazioni umane e in cui tutto – e tutti – viene trascinato nel vortice della distruzione dell’impero di un Escobar tratteggiato come un Giano bifronte: da una parte il santo – le opere di bene a favore dei bisognosi, il denaro donato ai poveri –, dall’altra il freddo e diabolico calcolatore di tutta la sequela di omicidi che vediamo. L’aspetto più interessante emerge così proprio nel tête-à-tête tra un eccezionale Benicio del Toro, ingrassato notevolmente per figurare nella parte di Escobar e che si fa quasi tracotante trascinatore del e nel film – lo vediamo accentrare sempre la scena giocando con i figli in piscina, cantando per la moglie e anche vedendo una partita di calcio – e il bravo quanto disperato Josh Hutcherson.

EscobarUn vero e proprio scontro interno alla natura umana, sebbene Escobar non nasconda la sua voglia di sfidare Dio, tra un’anima sporcata e un’anima costretta a sporcarsi per istinto di sopravvivenza. Di Stefano dipinge così, con sullo sfondo pochi elementi storico-biografici, la battaglia mortale tra due differenti tipi di moralità.

Print Friendly, PDF & Email
condividi:
   Send article as PDF   

Autore

Lorenzo Cascelli

Ho conseguito la Laurea Magistrale in Estetica nel 2012 con una tesi su "The Tree of Life" di T. Malick e "Melancholia" di L. von Trier presso il dipartimento di Filosofia dell'università "La Sapienza" di Roma. Caporedattore prima di Arte e Libri e poi di Cinema presso Pensieri di Cartapesta, da Aprile 2014 sono direttore editoriale di Nucleo Artzine.

Lascia un Commento

Continuando ad utilizzare il sito, l'utente accetta l'uso di cookie. Più info

Le impostazioni dei cookie su questo sito sono impostati su "consenti cookies" per offrirti la migliore esperienza possibile di navigazione. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto" di seguito, allora si acconsente a questo.

Chiudi