ArgotOff 2012: ORLANDO-ORLANDO

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ORLANDO-ORLANDO

vincitore premio Off-2011 – Teatro Stabile del Veneto

liberamente tratto da Orlando di Virginia Woolf

adattamento teatrale e regia di Stefano Pagin

con Stefano Scandaletti

musica Gabriella Zen

assistente alla regia Marta Meneghetti

cura elementi scenici Lucia Morato, Paolo Bertinato

luci e direzione tecnica Gianfranco Gallo

produzione Indigena Teatro

foto di scena Alberto Brescia

9 e 10 giugno 2012 – Teatro Argot, Roma

Rassegna Argot Off 4 _ rassegna di drammaturgia contemporanea 2012

 

L’Orlando di Virginia Woolf è un meraviglioso esperimento letterario che attraversa, con la sua storia, quattro secoli. La scrittrice difende l’idea che in ogni persona ci sia la possibilità di esplorare, con naturalezza, una parte maschile e una femminile. Orlando, personaggio androgino, refrattario alle convenzioni, assurge a simbolo di libertà interiore e di quella completezza creativa propria dell’artista. Nel romanzo della Woolf la storia si dipana a partire dalla fine del ’500 fino al 1928, anno in cui Orlando, grazie al suo poema La quercia, si consacra come scrittore/scrittrice di successo.

Nell’adattamento di Stefano Pagin, Orlando arriva fino ai giorni nostri. In scena c’è la solitudine dell’artista e il suo rapporto, spesso contrastato, con il pubblico e con la società che lo circonda e con la quale deve, suo malgrado, fare i conti. Il monologo scorre su due binari: il Tempo e l’Amore. Orlando attraversa i secoli, insegue affannosamente l’amore che ha perso all’inizio della storia, si scontra con le convenzioni che cambiano, incontra culture diverse, cerca disperatamente di placare l’inquietudine che sente.

A ogni tappa del suo viaggio, si sveglia solo, poi sola, assediato da domande: voler bene a qualcuno significa essere sposati? Quando prude l’anulare della mano sinistra, chi è che si fa sentire? Il nostro cuore in cerca d’amore o lo spirito del Tempo? Voler ‘scrivere’ significa essere sposati? L’indagine dell’essere umano, che ha peregrinato in tutta Europa per inseguire l’amore, si fonde con quella dell’artista contemporaneo, che peregrina tutta la vita per inseguire se stesso.

Orlando-Orlando porta in scena proprio questo travaglio: il fatto che il lutto dello scorrere del tempo si abbatte, sempre e comunque, sulla purezza dell’amore. Amore, chiaramente, nel senso lato del termine: tanto per un’altra persona quanto per ciò che si sente come propria vocazione di vita. Così, Orlando si sveglia in totale solitudine anche oggi, negli anni 2000. Cerca ancora testardamente qualcuno accordato al proprio suono, percepisce con dolore che non c’è più tempo per le meditazioni, che attorno non c’è altro che chiasso e, di conseguenza, persone incapaci di udire.

Lo scrittore, l’artista, si scopre di nuovo ostinatamente indaffarato a far aderire l’ideale al reale, senza riuscirci. Di fronte all’ennesimo muro, all’ennesima superficialità, all’ennesimo disinteresse per quel che cerca di raccontare, rappresentare, esprimere, si chiede inevitabilmente se lasciar perdere la ricerca di una voce che gli risponda, se permettere al Tempo di plasmare il proprio Amore. Teme che forse, prima o poi, sarà necessario. Ma, ancora una volta, rimanda, e dice: oggi proprio non voglio. Che il cielo mi aiuti. E dopo quest’ultimo, solitario, grido d’aiuto, usciamo dal teatro pensando: «Per fortuna…».

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