Intervista ad Andrea Elodie Moretti

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Andrea Elodie Moretti è nato a Napoli nel 1971. Lavora come regista teatrale e lirico e collabora con il Festival Pucciniano di Torre del Lago Puccini (LU). Ha lavorato su molte opere di William Shakespeare che ha messo in scena insieme ai ragazzi e alle ragazze del Centro di Creazione Policardia Teatro, tenuto dagli attori e dalle attrici di Peter Brook. L’ultimo spettacolo è stato L’amore all’età di Giulietta, andato in scena dal 2 al 10 Luglio presso Villa Orlando a Torre del Lago Puccini.

 

Lorenzo Simonini: Com’è nata la tua passione per il teatro?

Andrea Elodie Moretti: Io ho iniziato a stare a teatro sin da bambino, quindi da quando sia nata questa passione non saprei riferirlo con precisione. Negli ultimi anni, soprattutto negli ultimi tre, è successo che mi sono innamorato della vitalità, cioè cadere in amore con quello che vive. Il teatro è un mezzo che sta aiutando me stesso e le persone che collaborano con me a cercare non tanto un cambiamento nella vita, ma a capire che cos’è la vita. Penso sia il modo migliore per affrontare quest’arte che viene chiamata teatro. Negli anni ho avuto modo di lavorare tantissimo con i bambini e ciò mi ha portato a stare bene con il bambino che sono. Amo il teatro proprio perché il bambino che sono mi accompagna tutti i giorni.

L.S.: Dato che tu lavori a stretto contatto con giovani e giovanissimi, secondo te quale ruolo essi possono avere nella società e nel mondo culturale ed artistico?

A.E.M.: Io penso che tutti possono apportare beneficio alla comunità umana, dai neonati agli anziani. I giovani vivono ancora in contatto con la fase che hanno appena superato che è l’infanzia, dove tutto accade, tutto è meraviglioso e ogni cosa viene letta con creatività. E’ chiaro, dunque, che i giovani sono i portatori di questa creatività. Ci tengo a sottolineare, però, che non è una questione anagrafica. Ci sono dei grandi artisti anziani che sono dei bambini stupendi, in quanto conservano ancora una caratteristica che Mamadou Dioume definisce la bambinanza, ossia risvegliare il bambino dentro di sé tutti i giorni. La cosa che sento profonda dentro di me è che i giovani sono più legati, cronologicamente, al momento dell’infanzia. Hanno questo vantaggio, ma non devono perdere la bambinanza.

L.S.: In cosa consiste e quali sono gli obiettivi del Centro di Creazione Policardia Teatro?

A.E.M.: Il Centro di Creazione ha un obiettivo che nasce tutti i giorni che lavoriamo, nel senso che non esiste qualcosa a priori, bensì esse vengono verso di noi ad ogni incontro. Quest’ultimi avvengono con alcuni attori di Peter Brook: Mamadou Dioume, Bruce Myers, e l’attrice Corinne Jaber. Ciò che stiamo facendo è andare alla radice della creatività, nello spazio creato dentro di noi, cioé la creazione. Essa è dove c’è il silenzio, e dove è presente quest’ultimo, c’è la nostra divinità creativa. Lì, oltre alla creatività, ci sono altre qualità, come ad esempio la serenità o l’immobilità. Sono tutte insieme e non si possono ricercare, perché sono già lì.

L.S.: Quali sono i progetti per il futuro?

A.E.M.: Più che progetti, io le definisco utopie, perché il Centro è nato negli anni della crisi economica del mondo occidentale ed esiste grazie alla forza e alla determinazione di un gruppo di persone. Fino a poco tempo fa, quindi, era un’utopia. Ciò che si sta manifestando ora è di portare avanti il Centro di Creazione in Italia, ma anche in un paese dell’Europa Settentrionale, in modo che possa essere valutato in posti dove la cultura è messa come primo motore di un Paese. Inoltre, stiamo lavorando a una rappresentazione teatrale dal nome Pianeta, il quale sarà un incontro dei racconti più belli dell’umanità che, senza dubbio, servirà a far crescere le allieve e gli allievi del Centro di Creazione, mentre l’estate prossima Mamadou Dioume proporrà qui in Versilia una serie di regie da vari autori coadiuvati da lui. Infine, l’ultima utopia è di riuscire a legare gli attori e le attrici del Centro a un progetto epico come è stato quello del Mahambharata, ossia trovare un testo che ci faccia riconoscere su tutto il pianeta come portatori di qualcosa di necessario. L’utopia è che, una volta terminato il Centro, le ragazze e i ragazzi diventino attrici e attori necessari.

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Redazione

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