Intervista a Giampietro Cipollini

0

Giampietro Cipollini è nato a Camaiore nel 1935 da una generazione definita di vecchio stampo. Madre commerciante e padre pittore e scultore, è grazie a quest’ultimo che inizia la carriera artistica, ringraziandolo soprattutto per «avergli iniettato nel sangue il DNA della trementina». Disse di lui Leonida Repaci: «Mi piace nella sua pittura l’impianto infallibile del quadro, la sua misura, la sua proporzione, l’eleganza del discorso, la ricchezza delle soluzioni cromatiche, la potenza, raffinata ed elementare insieme, dei suoi colori tra i quali predomina il rosso in una fulgenza che nel puro valore pittorico coinvolge il mondo psicologico e morale dell’artista creatore».

Clicca qui per il sito dell’artista

Lorenzo Simonini: Cosa l’ha spinta a dedicarsi all’attività artistica?

Giampietro Cipollini: E’ una domanda particolarmente complessa, perché ci vorrebbero settimane per rispondere. Da 50 anni faccio il pittore e fortunatamente non ho mai vissuto periodi di alti e bassi, ma ho sempre svolto regolarmente il mio lavoro. E’ come se dipingessi da sempre e tutt’ora lo faccio. Oltre al ruolo di pittore, ho svolto quello di mercante, aprendo tre gallerie che da trent’anni sono aperte: una sul lungomare di Viareggio, una su quello di Lido di Camaiore, infine il Bunker, il quale non solo fa da galleria, ma anche da atelier. Nessuno, purtroppo, vive di pittura, quindi decisi di organizzarmi e di aprire questi spazi. Tornando propriamente alla domanda, ciò che mi ha spinto alla pittura è stato un caso, più precisamente una disgrazia. Da giovane ero un cacciatore accanito e tutte le mattine andavo a caccia nella zona del lago di Massaciuccoli. Una mattina, camminando, partì un colpo dal fucile che mi bucò il piede. Dovetti stare 40 giorni fermo al fine di non sforzarlo e mentre ero a casa a riposo mio padre, il quale era pittore e scultore, mi dette alcuni colori e da lì iniziai a dipingere. Da quel momento la passione iniziò ad entrare, in particolar modo sentivo il colore. Incitato da mio padre, continuai e, dopo due anni, venne a trovarmi il pittore naif Eugenio Pieraccini che mi permise di organizzare la mia prima mostra personale. All’inaugurazione, addirittura, venne Leonida Repaci, presidente del Premio Letterario Viareggio. La mostra andò bene, ma successivamente, sentendomi dire di continuare a dipingere perché ero ancora giovane, decisi di aprire la mia prima galleria in proprio. Ai miei tempi non c’era la crisi in cui ci troviamo adesso, per cui, anche se non era facile vendere, un giovane, quando ogni tanto ci riusciva, si caricava un po’ e continuava. Purtroppo, con la crisi di oggi, la pittura è stata messa un po’ da parte.

L.S.: Quali sono i soggetti preferiti per le sue opere e perché?

G.C.: Personalmente dipingerei l’astratto. Una volta, ad una mostra a Milano, portai dei dipinti astratti, ma la gente si limitava ad apprezzare e non ad acquistare. Dato che io vivevo, e vivo, di pittura, fui costretto a ripiegare nei paesaggi, soprattutto con i girasoli.

L.S.: La nostra rivista lavora principalmente sfruttando le potenzialità di Internet. Qual è il suo pensiero in merito al rapporto tra Internet e la cultura?

G.C.: Oggigiorno Internet è un mezzo indispensabile, è quasi un ferro del mestiere per il pittore. Approfittando del fatto che questa è l’era di Internet, mi sono fatto realizzare il sito personale, con un corposo numero di opere. Oltretutto, è un mezzo di comunicazione davvero veloce e che agevola determinate situazioni rispetto al passato. Basti pensare che sono riuscito a vendere, grazie a Internet, un dipinto in Inghilterra. D’estate questo cliente venne in galleria e in inverno mi scrisse una email, con la quale riuscimmo a concordare le cose e a fare l’operazione di vendita. Internet, dunque, non è un mezzo importante solo sul piano culturale, ma nella pratica serve un po’ a tutto.

L.S.: In tema di giovani, cosa sente di dire a loro affinché possano riuscire ad avere un ruolo nel mondo culturale e artistico?

G.C.: Domanda molto importante. La situazione politica è molto drammatica e di cultura non se ne interessano. Anche a livello monetario, i soldi vengono dati ai pezzi più grossi, mentre ci sono tanti artisti di tanti rami che si trovano a morire di fame e non se ne parla. Ai giovani consiglio di studiare l’arte, magari già dalla prima elementare, per abituarli, e poi possono andare alla scuola d’arte, ma, se possibile, con le spalle coperte. Purtroppo in Italia la situazione è imbarazzante, perché noi, con il patrimonio naturale e artistico che possediamo, si potrebbe vivere da signori.

Print Friendly, PDF & Email
condividi:
   Send article as PDF   

Autore

Redazione

Lascia un Commento

Continuando ad utilizzare il sito, l'utente accetta l'uso di cookie. Più info

Le impostazioni dei cookie su questo sito sono impostati su "consenti cookies" per offrirti la migliore esperienza possibile di navigazione. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto" di seguito, allora si acconsente a questo.

Chiudi