Festival internazionale del Film di Roma – The Green Inferno

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Nel segno della (in)gloriosa tradizione del cannibal movie all’italiana, Eli Roth presenta in anteprima mondiale al Festival Internazionale del Film di Roma la sua nuova pellicola: The Green Inferno. Il regista statunitense – con la benedizione del suo maestro Ruggero Deodato a cui il film è dedicato – è stato una della principali attrattive della kermesse romana rimarcando ancora quanto ancora sia forte l’influenza che il cinema italiano di genere continua ad avere in tutto il mondo.

The Green Inferno di Eli Roth, USA 2013, 100’

Soggetto e Sceneggiatura: Eli Roth, Guillermo Amodeo

Fotografia: Antonio Quercia

Montaggio: Ernesto Diaz

Scenografia: Mariachi Palacios

Musica: Manuel Riverio

Produzione: Worldview Entertainment, Dragonfly Entertainment, Sobras.com

Cast: Lorenza izzo, Ariel Levy, Aaron Burns, Kirby Bliss Blanton, Daryl Sabara, Sky Ferreira, Magdalena Apanowicz, Nicolas Martìnez, Ignaca Allamand, Richard Burgi

Il genere che gli americani hanno definito come il più infamous della storia del cinema – il cannibal movie – approda al Festival Internazionale del Film di Roma aggiungendo una sfumatura più inquietante al rosso del red carpet. Eli Roth, al suo quarto lungometraggio da regista, innesta il suo The Green Inferno sulla migliore tradizione dell’horror/pulp di casa nostra. Un filone che – assieme a tutte le diramazioni del cinema italiano di genere degli anni 70’ – si guadagnò l’ostracismo della critica colta e che ora, con l’avvento di Quentin Tarantino, è ritenuto un cult in tutto il mondo. Al contrario però del regista di Pulp Fiction e Inglorious Basterds – che attinge allo stesso baglio cinefilo americanizzando e rigenerando tutto a nuova vita – Roth ha fatto un film più italiano che mai.

The Green Inferno è una pellicola di una bellezza rude, sorretta da un intreccio essenziale e convincente capace di generare un impatto visivo indelebile come una cicatrice. Come ogni B-movie all’italiana che si rispetti, il film di Roth deve la sua forza non tanto agli elementi spettacolari (e truculenti) ma ad una storia che nella sua semplicità sa veicolare tematiche universali.

Una comitiva di attivisti newyorkesi organizza un sit-in di protesta nel bel mezzo della jungla peruviana per evitarne il disboscamento. Sono tutti giovani, infervorati fino al ridicolo e assolutamente convinti della bontà delle loro azioni e dei loro metodi non violenti che basano tutto sulla condivisione via internet per sensibilizzare l’opinione pubblica. Un incidente aereo imprevisto li precipita però tra le braccia di un incubo sanguinario: una tribù di indios dedito al cannibalismo. I guerrieri della misteriosa e sconosciuta tribù fanno prigionieri i pochi superstiti e li conducono nel loro villaggio dando inizio ad oscuri riti di morte. Il film diventa così un’analisi cruda e spietata della società occidentale, con la presunta onnipotenza della tecnologia e dei mezzi di comunicazione che si sbriciola al contatto con una violenza arcaica e incontrollabile.

In conferenza stampa, la protagonista – la splendida Lorenza Izzo – ha confermato l’origine della simbiosi tra i personaggi e il cast tecnico artistico che traspare anche sullo schermo. Come da tradizione deodatiana, Roth ha girato gli esterni nella jungla, in un posto incontaminato, con una vera tribù di indios a fare da comparse, anche se questi non erano ancora a conoscenza di un’invenzione chiamata cinema. La troupe ha quindi impresso in ogni fotogramma lo shock degli occidentali nell’impatto con la natura più selvaggia, lontano da tutte le pastoie della civiltà occidentale, soprattutto quelle della tecnologia.

Roth ha realizzato un film bello ed estremamente potente, destinato a far parlare di sé nel bene e nel male, proprio nella tradizione di un certo cinema italiano che lui ha onorato nel migliore dei modi.

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Autore

Nicola Salerno

Sceneggiatore e regista. Ha frequentato il Master in Drammaturgia & Sceneggiatura presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico e si è laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo presso l'Università La Sapienza di Roma con una tesi su INGLORIOUS BASTERDS di Quentin Tarantino.

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