Maurizio Panici: Sogno di una notte di mezza estate

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Un grande tentativo di riadattamento è quello diretto da Maurizio Panici: Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare al Teatro Italia dall’8 al 18 novembre.

Sogno di una notte di mezza estate
Regia: Maurizio Panici
Traduzione e adattamento: Maurizio Panici e Marzia G. Lea Pacella
Scene digitali  e progetto visivo: Andrea Giansanti
Musiche originali: Stefano Saletti
Luci: Roberto Rocca
Costumi: Marta Genovese
Elettricista: Roberto Rocca/Marco Scattolini
Direttore di scena: Valentina Zucchet
Interpreti: Camilla Alisetta, Serena Marziale, Daniele Pilli, Mauro Bernardi, Rocco Piciulo, Pier Bresolin, Andrea Brugnera, Maurizio Panici, Silvia Picciaia, Anna Chiara Mantovani, Alessandro Federico, Alba Porto.
Produzione: Teatro Stabile di Innovazione – Artè – Compagnia dei Giovani
Con il patrocinio della Regione Lazio

Dall’8 al 18 novembre – Teatro Italia, Roma

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La scena si apre svelando gli attori che, comodamente seduti su alcune sedie, si concentrano per affrontare il lavoro sul personaggio la musica, presente ma non invadente, sottolinea la quiete prima della tempesta, la stasi prima di un inizio le cui le carte sono già svelate.

Gli attori infatti si mostrano, tutti, sin dall’inizio del lavoro, con le loro identità specifiche, in attesa di diventare altro, quell’altro regolato dalla storia di cui sono protagonisti.

Siamo di fronte auna scena vuota, riempita solamente dal grande schermo che ospita proiezioni di vario genere, estremamente responsabili dello stato d’animo dello spettatore. Il bosco è un bosco digitale ma presente, così come le pesanti colonne grigie di un palazzo intangibile. Queste immagini, distese sul fondale, sostengono il lavoro attoriale e lo accompagnano, servendo, spesso e volentieri, da nascondigli o come rappresentanti di luoghi altri. Le proiezioni descrivono una commedia che, come vuole la cifra stilistica del suo grande creatore, è ricca di situazioni, luoghi e azioni diverse tra loro, solitamente immaginate dallo spettatore attraverso le parole degli interpreti. La cifra adottata dal regista è quella di un tempo attuale, di un intreccio amoroso che sa di tatuaggi, felpe e musica elettronica, ma è anche quella di un sogno che, come tale è costellato di strani abiti ed artifici che, comunque, rispecchiano il sapore dell’occidente del nuovo millennio.

Le azioni sceniche sono estremamente movimentate e dirompenti, sin dall’inizio infatti vediamo le energie forti di corpi sopiti che esplodono in un abbraccio che diviene quasi coreografato. Forse, nello scorrere del lavoro, tutto questo movimento si rivela nemico delle meravigliose parole da recitare.

Vedere i nostri interpreti costantemente sulla scena, in attesa del loro momento, calati ancora nel personaggio che gli è stato assegnato, ma con un velo di ciò che generalmente rimane estraneo al palco è molto interessante per lo spettatore;a  volte, forse, più della commedia stessa. E’ questa, una scelta ben precisa, una scelta che rivela verità, limpidezza e attualità; ciononostante, per un interprete è forse più opportuno avere la possibilità di mantenere la concentrazione nell’intimo che si cela dietro le quinte, per poter tenere la scena coraggiosamente e sinceramente fino al termine della rappresentazione.

 

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