Festival Equilibrio 2013: Eastman/ Sidi Larbi Cherkaoui, Puz/zle

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Sidi Larbi Cherkaoui ha presentato il suo nuovo lavoro Puz/zle, durante il Festival Equilibrio 2013 presso l’Auditorium Parco della Musica, Roma. Le due repliche dell’11 e 12 febbraio hanno emozionato gli spettatori.

Puz/zle

Coreografia: Sidi Larbi Cherkaoui
Musica composta da: Jean-Claude Acquaviva, Kazunari Abe, Olga Wojciechowska
Altre musiche: Bruno Coulais, Tavagna, brani tradizionali dalla Corsica, Giappone e Medio Oriente
Con: Vittoria De Ferrari Sapetto, Leif Federico Firnhaber, Damien Fournier, Ben Fury, Louise Michael Jakson, Kazutomi Kozuki, Sang-Hun Lee, Shintaro Oue, Valgerdur Rùnarsdòttir, Helder Seabra, Michael Watts
Live music: A Filetta, Kazunari Abe,Fadia Tomb El-Hage
Produzione: Eastman
Coproduzione: Festival d’Avignon, deSingel International Arts Campus- Antwerp, Sadler’s Wells- London, Operà de Lille, Theaterfestival Boulevard- Hertogenbosch, Les Thèatres de la Ville de Luxembourg, La Filature Scène nationale- Mulhouse, Festspielhaus- Sankt- Polten, Fondazione Musica per Roma, Dusseldorf Festival.

11 febbraio 2013 – Equilibrio. Festival della nuova danza, Auditorium Parco della musica, Roma

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Vai al programma di Equilibrio 2013

Puz/zle è il capolavoro presentatoci da Sidi Larbi Cherkaoui, eccellente padrone di casa del festival. La scena si presenta dichiaratamente nuda: sin dall’inizio infatti non ci sono orpelli, niente quinte, niente preparazioni, niente annunci, lo spettacolo inizia prima che la percezione dello spettatore riesca a coglierlo.

Quella di un museo vuoto è la prima immagine scelta per noi. Lo spettatore focalizza la sua attenzione sulla corsa che compie l’occhio, la telecamera, attraverso convenzionali spazi vuoti che scorrono proiettati su un cubo, l’unica costruzione scenografica visibile. Gli undici danzatori coinvolti creano da subito quell’attenzione che prepara a qualcosa di bello, qualcosa di solenne e rischioso.

La prima parte di questo lavoro si realizza in una continua scalata verso una vetta, un salire fisico ed energetico di corpi che, inizialmente deformi, si scavalcano per arrivare ad un traguardo. Si rivela sorprendente sin dai primi minuti la scelta scenografica del coreografo: siamo di fronte a costruzioni molto grandi che, assemblate dagli stessi danzatori in scena, vengono spostate e creano  il filo conduttore per tutte le due ore dello spettacolo. Somiglianti a sassi megalitici queste strutture supportano i movimenti corali sia dei danzatori che dei cantanti live, in un continuo cambio di panorama che attaraversa gabbie, torri, passerelle e muri spogli riempiti di messaggi spray.

Altri denominatori comuni di Puz/zle sono i sassi, si, pietre che si presentano dolorose ma poi cambiano, assumendo ruoli differenti: supporti, punti di contatto, simboli, che creano la sinergia tra danzatori e musicisti, tra palco e platea.

Il lavoro di Sidi Larbi è a metà strada tra il rischio e la poesia, tra comprensione lineare e massima attenzione nel seguire uno dei tanti discorsi danzanti intavolati. Il suo obbiettivo è quello di discutere la nostra percezione della realtà ed è estremamente interessante vedere come quest’idea si attui sul palco, lasciandoci quasi disconnessi emotivamente alla vista di performer che fanno e disfano repentinamente costruzioni, quasi come facevamo tutti noi da bambini.

Gli assoli e le danze di coppia, fluenti, varie e dinamicamente sorprendenti, accompagnano il gran lavorio compiuto sullo sfondo, quasi per addolcire e sostenere gli altri, da ingegneri scenografici che rivoluzionano continuamente la cornice in cui il tutto si svolge.

Ogni persona presente sulla scena ha una sua unicità che vive alternandosi alla meravigliosa macchina dinamico-architettonica voluta da Cherkaoui.

Una pièce curosa dei veri bisogni dell’essere umano, piena di spunti e domande per aprire una riflessione profonda e personale da farsi in altra sede. Come corollario all’uomo ci sono la danza, la musica e il palcoscenico egregiamente diretti verso una necessaria ricerca organica e dinamica. Non credo che si potesse chiedere di meglio.

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