Stefano Massini | Donna non rieducabile

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Arvigo ph Manuela Giusto
di Stefano Massini
un progetto di e con Elena Arvigo
video designer Andrea Basti
produzione Il Teatro delle Donne – Centro Nazionale di Drammaturgia
 
10 maggio2016, Teatro Argot Studio, Roma.

Dov’è la Cecenia?
La Cecenia si trova dietro una porta nera e oscura situata tra Russia e Georgia. Oltrepassando quella porta si entra in uno sgabuzzino buio che puzza di morte e paura; basta farci un passo dentro e lo spazio si chiude tutto d’intorno: si diventa scomodi testimoni di un orrore.

Stefano Massini ed Elena Arvigo portano in scena all’Argot Studio “Donna non rieducabile”; un viaggio nella Cecenia delle guerre visto dagli occhi della scrittrice russa Anna Politkovskaja. La porta nera è la scenografia mobile che in dialogo con le proiezioni sul fondo, cambia i luoghi e le atmosfere intorno all’attrice.

La Arvigo apre e chiude gli occhi della Politkovskaja:  la storia non ha un’evoluzione di trama  bensì  tante sotto-trame  che descrivono, come tanti frame di cui la scrittrice è protagonista narrante, la Cecenia. Il territorio ceceno è stato campo di battaglia dal 1991 al 2006, la storia divide le guerra in due. Anna viaggia nella Cecenia di quel periodo, parla con i ribelli, intervista i soldati russi e scrive quello che vede. Quello che sente sono solo parole, quello che vede sono morte e dolore; questa è una delle tante guerre in cui la gente muore di fame perché i potenti possano litigare tra loro per il petrolio. Anna Politkovskaja è testimone degli avvenimenti e la sua penna è incorruttibile. La storia di Anna si concluderà nell’ascensore di casa sua, la sua vita, simbolo di una verità che non ha paura di mostrarsi , viene stroncata da quattro proiettili. Le sue parole rimangono nei suoi diari e nei suoi articoli censurati, “Donna non rieducabile”  è il teatro che le fa rivivere.

Elena Arvigo è un attrice capace ed esperta con una grande presenza fisica e vocale e con una grande capacità di trasporto. Spegne e riaccende numerose volte dentro di sé il dolore della guerra. Lo spettatore si trova davanti alla sofferenza come davanti a un articolo di giornale, freddo ma curioso. La regia della stessa Arvigo è attenta allo spazio; le luci, la scenografia, le proiezioni cambiano, creano movimento e creano un ritmo che si spezza di continuo.

elena arvigo

La sensazione di pesantezza colpisce allo stomaco, mozza il fiato in certi punti, ma alla fine non si può non pensare, ripensando allo spettacolo, che sia stato “un occasione persa”. Il tentativo di portare una realtà a noi lontana attraverso il teatro è chiaro ma va leggermente a discapito della riuscita teatrale. Il Tutto funziona, ma in certi casi diventa noioso; le immagini sono chiare e vivide ma a volte suonano troppo forte; ogni volta che si raggiunge un picco emotivo o drammaturgico la scena si spegne e ne inizia una nuova, lasciando un seme di curiosità nello spettatore.

Si è persa l’occasione di sviluppare una storia, di creare un protagonista a cui affezionarsi, di coinvolgere lo spettatore e di farlo uscire dal teatro con la voglia di informarsi di più sulla Cecenia. La realtà descritta risulta cosi terribile e piena di orrore da far distogliere lo sguardo, ma non per la sua brutalità. Purtroppo ai giorni nostri siamo abituati all’immagine della violenza, ci imbattiamo in essa continuamente, sui giornali, in tv, sui social; siamo continuamente pubblico passivo in un teatro di guerre e la cosa che facciamo più frequentemente è girarci dall’altra parte a osservare la nostra tranquillità.

Qual è quindi l’occasione persa?

Coinvolgere lo spettatore fino a farlo alzare dalla sedia, muoverlo dentro quella porta di modo che anche lui come Anna Politkovskaja possa urlare NO.

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Autore

Mattia Giovanni Grazioli

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