Servo per due

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Pierfrancesco Favino all’Ambra Jovinelli con Servo per due, una rilettura del goldoniano Arlecchino servitore di due padroni.

Servo per due (One man, Two Guvnors)

di: Richard Bean, liberamente tratto da “Il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni

traduzione e adattamento:  Pierfrancesco Favino- Paolo Sassanelli-Marit Nissen-Simonetta Solder

attori: Pierfrancesco Favino e il gruppo Danny Rose

regia: Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli

scene: Luigi Ferrigno

costumi: Alessandro Lai

luci: Cesare Accetta

coreografie: Fabrizio Angelini

canto: Gabriele Foschi

elaborazioni musicali:  Musica da ripostiglio

dal 19 dicembre al 6 gennaio  – Teatro Ambra Jovinelli, Roma

 

Pierfrancesco Favino è un Arlecchino affamato e innamorato, trasportato in una Rimini anni Trenta. L’attore è protagonista, assieme al folto cast del Gruppo Danny Rose, di uno spettacolo corale. Una commedia che, per oltre due ore e mezza, tiene l’attenzione di un pubblico numeroso e variegato. Servo per due (One man, Two Guvnors) è un testo di Richard Bean liberamente tratto da Il Servitore di due padroni di Carlo Goldoni.

L’atmosfera anni Trenta del Varietà è la nota dominante. Gli attori recitano, ballano e cantano. Ma sono anni Trenta riletti al presente, stilizzati e antologizzati. L’Orchestrina da ripostiglio ripropone sul palco i classici dell’epoca, con siparietti esilaranti. I quattro suonatori si esibiscono divertiti e divertenti, interagendo con  scenografia e attori. Musica dal vivo, messa in scena con grande abilità.

L’impostazione tradizionale della commedia è stravolta dall’interno da un’infinità di giochi comici che sembrano nati un po’ per caso. La Commedia dell’Arte aleggia nelle sgambettate arlecchinesche di Favino, nell’improvvisazione, ma è una Commedia dell’Arte che ha vissuto ormai tante rivoluzioni, da Goldoni a Totò. Diversa, ma ancora viva, arriva ai giorni nostri. Favino mette e toglie la maschera. Gioca col pubblico. Fa l’attore e l’attore che dismette i suoi panni per smontare un’idea di teatro ormai polverosa.

Si ride anche di meccanismi consolidati come travestimenti, botte in testa ed equivoci, orchestrati in maniera precisa e spassosa.

Servo per due è uno spettacolo festoso che fa ridere senza la pretesa di doverlo fare in maniera forzatamente intelligente.

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