Pixelpancho| Androidèi

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Artista: Pixelpancho
Titolo: Androidèi
Luogo: Galleria Varsi, via di san Salvatore in campo, 51
19 febbraio – 03 aprile 2016 
 
Entrando nella piccola sala della galleria Varsi si viene accolti da un forte odore di terra umida sparsa sul pavimento. Salgono lungo le pareti piante con foglie rossicce dal forte colore autunnale mentre frammenti di statue e vasi sembrano da tempo immemore abbandonati a terra. In questo ambiente ameno espone Pixelpancho, artista torinese, famoso nel mondo per i suoi interventi di street art. La mostra presenta acrilici su tavola e acquerelli misti a inchiostro, accompagnati da una statua posta al centro della sala, raffigurante Afrodite, decomposta in frammenti e ingranaggi in parte arrugginiti e in parte ammaccati. Il fine dell’artista consiste nel rinnovare l’immagine della vecchia dea, posizionata lì come un totem per ricordare che le divinità sono da sempre in continua evoluzione, così come l’uomo. La statua, come i lavori appesi alle pareti, rappresenta Androidèi, le nuove divinità robot su cui l’uomo proietta il proprio desiderio di immortalità. Desiderio vano e utopistico: il ferro, come la carne, è destinato a decomporsi. A rafforzare questo concetto contribuiscono gli oggetti frammentati sparsi sul pavimento: le foglie hanno colori autunnali e la terra simboleggia le origini della vita e l’inevitabile destino. I soggetti hanno ingranaggi al loro interno e un rivestimento danneggiato all’esterno; raffigurano volti e corpi di uomini con sembianze di automi e sono poggiati su uno sfondo erbaceo, in costante dialogo con l’ambiente site-specific della galleria. 

Pixelpancho ha realizzato numerosi lavori di street art in importanti città europee, come Londra, Miami, Dunedin in Nuova Zelanda, Montreal, Puerto Rico, Istanbul, Varsavia.

All’interno dello stesso progetto rientra il murale “Teseo e il Minotauro” realizzato a Primavalle in collaborazione col collettivo Muracci Nostri e l’associazione Vengo da Primavalle. Il collettivo che ha richiesto questo intervento è da tempo attivo nella valorizzazione della periferia di Roma nord attraverso un percorso di street art avviato da agosto del 2015. Questo percorso è composto da murales, sticker, stencil art, poster art e street poetry che va dai lotti a via Ascalesi, alla pista ciclabile di staz. Monte Mario, al Manicomio di Santa Maria della Pietà, alla Stazione San Filippo Neri per concludere con via Torrevecchia. (Per info su Muracci Nostri: https://muraccinostri.wordpress.com/il-progetto/).

 

Gli abitanti della zona hanno partecipato attivamente al progetto, al punto che il murale è diventato un pretesto di aggregazione e di festa. L’artista stesso, rimasto piacevolmente colpito, ha affermato: “Ho avuto 25 mamme in questi 3 giorni, mi portavano acqua, caffè, dolci […] si è creato un momento di scambio di idee.”.

Conversando con l’artista egli ha dichiarato di aver scelto di raffigurare i robot per simboleggiare la trascendenza dell’uomo a voler sentirsi onnipotente.
Il termine “Pancho” deriva da un carretto dei pixel che portava inizialmente la grafica e poi successivamente è diventato il marchio di fabbrica di certi tipi di robot.
E alla domanda se già avesse in mente nuovi progetti ha affermato che non ama svelare mai prima i suoi interventi.

 

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Autore

Veronica Cerbone

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