Mda Produzioni Danza – Petrillo Danza: Van Gogh

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Venticinquesimo anno di attività per il Teatro Vascello che anche quest’anno offre una interessante programmazione che spazia dal teatro di prosa, alla danza, al teatro per bambini. Per la danza lo scorso 27 e 28 Novembre è andato in scena Van Gogh spettacolo del coreografo Loris Petrillo.

Van Gogh
physical performance with adaptable installation
da un’idea del Dott. Renzo OvidiCoreografia: Loris Petrillo
DrammaturgiaMassimiliano Burini
Interprete : Nicola Simone Cisternino
musiche: diepenbrock, handel , ibsen , wagner , bach
disegno luci : Loris Petrillo

27 e 28 Novembre 2013, Teatro Vascello

Guarda il video su E-performance: http://www.e-performance.tv/2013/12/van-gogh.html

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Un uomo con grandi carenze d’affetto, un soggetto borderline che aspirava a far qualcosa di grande, è così che il coreografo Loris Petrillo, influenzato dall’analisi psicologica del dottore Renzo Ovidi, ha voluto rappresentare il geniale artista figurativo dell’ottocento Vincent Van Gogh. Non un pazzo qualsiasi in preda a visioni deliranti e distorte della realtà, come superficialmente era stato considerato nella sua epoca, ma un essere umano fortemente influenzato da uno scompenso affettivo. Un individuo che necessitava amore, che rinchiudeva nelle sue pennellate vigorose e dense, nei suoi colori accesi e nella costruzione quasi autistica dei suoi soggetti, una malattia dell’animo, un turbinio dei sentimenti.

Partendo da queste considerazioni il coreografo ha creato questa pièce per un solo danzatore, un poliedrico e intenso Nicola Cisternino, che ha raccontato gestualmente vari e non cronologici momenti della vita morale e fisica del pittore olandese.

Sul fondale quattro tele in plexiglass, sul palco due basi per il letto in ferro bianco e un microfono con la sua asta. Una scena spoglia e versatile per scelta di Petrillo, che vorrebbe la sua performance adattabile in spazi diversi, anche itineranti. Ma anche tra le tre pareti del  teatro la performance ha acquistato quel carattere mobile e viaggiante di chi racconta una storia, o meglio, di chi racconta alcune facce della vita di un uomo, alcuni momenti salienti e caratterizzanti di un individuo.

E’ così che vengono ripercorsi gli sprazzi di bucolica serenità di Arles, la ricerca di affetto e di comprensione, la sua violenta esternazione di sentimenti attraverso la pittura, la sua vocazione da predicatore, la sua incapacità relazionale che lo porta verso l’autolesionismo, fino ad un profondo baratro morale che determina la sua tragica fine.

Il tutto accompagnato da musiche abbastanza didascaliche e fortemente caratterizzate nell’immaginario collettivo. Una scelta, si ipotizza, ben precisa volta a marcare con più familiarità gli istanti proposti. Ma a parte questo, di didascalico, nello spettacolo, non c’era più niente. Neanche l’abbozzo del quadro “ Notte stellata” o la presenza di girasoli sulla maschera indossata dall’interprete, niente risultava scontato perché era trasformato ad un livello diverso di significato, il valore degli oggetti non era quello che banalmente gli attribuiamo ad una prima visione.

La gestuale, ispirata allo stato emotivo, accompagnava questo rovesciamento di senso e anche il poco testo inglese recitato,  a discapito a volte della comprensione. Una interpretazione profonda e vibrante, tecnicamente perfetta ed estenuante, che sul finale rende visibile forte la relazione con il colore, veicolo di sensazioni.

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Autore

Valeria Loprieno

Caporedattrice della sezione Danza e Teatro. Danzatrice, coreografa e insegnante di danza. Laureata con il massimo dei voti, in Lettere con indirizzo discipline dello spettacolo alla Sapienza di Roma. Scrivetemi a teatro@nucleoartzine.com

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