QUANDO LA BELLEZZA NASCE DALLA SOLITUDINE

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Martha Argerich in concerto

Artista principale: Martha Argetich al pianoforte

Musicisti: Verbier Festival Chamber Orchestra
Direttore: Gábor Takács-Nagy

Quando: Giovedì 15 dicembre, ore 20.30
Dove: Teatro Morlacchi di Perugia, Piazza Francesco Morlacchi 19 – Perugia
Prezzo: dai 26 ai 15 euro

Finalmente. Finalmente ce l’ho fatta , a sentirla, ad ascoltarla dal vivo.

Non so nemmeno da quanti anni desideravo vederla, Martha Argerich, definita come “la leggenda vivente” del pianoforte, la geniale ribelle della tastiera, per via di quel suo temperamento argentino, passionale e focoso, che l’aveva resa sì la pianista in grado di riempire tutte i teatri del mondo, ma anche la più temuta. Di lei si dice sia capricciosa, volitiva, di gran carattere. “A quarantasei anni la Argerich è sempre ragazzina nel modo di suonare e di apparire”, così scriveva Piero Rattalino trentacinque anni fa, e si può dire che non è cambiato nulla, nonostante, facendo i conti (e mi si perdoni l’ineleganza, parlando di una signora), l’età non sia più dalla sua parte.

Ha vissuto sempre con intensità, Martha, che iniziò a suonare il pianoforte da piccolissima, a tre anni, e a vincere subito i concorsi più prestigiosi. A discapito della folgorante ascesa alla ribalta, sviluppò una carriera ad intermittenza, quasi come a reclamare uno spazio privato di vita che il cerimoniale del concerto non poteva garantirle. Ben presto, nelle interviste, dichiarò di amare il pianoforte, ma di “non voler essere una pianista, anche se è la sola cosa che più o meno so fare” . Martha illuminò le sue contraddizioni, squarciò il velo della perfezione che avvolge ogni esecutore pianistico, mostrando di aver spezzato il suo equilibrio in attesa di una ricerca più profonda sul significato della musica. La rinuncia all’esibizione solistica avvenne di fatto, senza alcun annuncio ufficiale.  “ Suonare da sola mi fa sentire isolata, esclusa, ed è una sensazione dura da sopportare”, dichiarò, e da allora si dedicò alla musica da camera, ai concerti con l’orchestra, scegliendo partner musicali che la aiutassero ad avere fiducia sul palco. Ed è molto evidente, in questo concerto, quanto sia importante per la Argerich  il connubio personale con i suoi colleghi. E’ evidente già dalla vivace risata che anticipa l’ingresso in scena della pianista: una risata femminile, difficile non riconoscerla.

Prima del suo ingresso, va in scena la Verbier Festival Chamber Orchestra, una giovane orchestra cosmopolita (guidata dal direttore Gabor Takacs-Nagy) che lascia poi spazio al brillante Concerto n.1 per pianoforte, tromba ed orchestra di Dmitri Shostakovich, op.35, composto in toni ironici, comici, in un momento in cui l’autore era ancora lontano dai problemi che gli avrebbe causato il governo sovietico di Stalin. 

Il concerto, che Shostakovich aveva all’inizio concepito solo per tromba, si svolge con alternanze tra il pianismo virtuoso e i racconti dell’orchestra, che ipnotizza l’ascoltatore in maniera vorticosa, quasi facendolo entrare dentro il circo dell’umorismo dell’autore. La tromba, relegata ad una strana parte concertante, commenta il pianoforte, protagonista della scena, e le frasi musicali sono introdotte con giusta interpretazione dagli esecutori del palco, che talvolta scopro ridere, divertendosi a lanciarsi complici occhiate d’intesa. Dopo il primo movimento, l’ironico Allegretto, che mutua  all’inizio un piccolo sintagma dell’Appassionata di Beethoven (quel do- la bemolle- fa introduttivo), segue il Lento, un movimento languido, a cui la nostra Martha s’abbandona, sospesa, e trascurando i giochi iniziali segue con il corpo la melodia malinconica portata dalla tromba, suonata dal giovane francese David Guerrier. Dopo il breve Moderato,  si giunge al finale, un Allegro con Brio, preceduto dal divertimento della tromba che, a tre minuti dalla fine, inizia a fraseggiare un motivetto sincopato, giocosamente spezzato dal pianoforte, quasi con dispetto (dalla pianista divertita), e che ci porta al finale, jazzistico e di grande effetto.

Il concerto, che ha davvero esaltato il pubblico, si conclude con un’ovazione totale, soprattutto per l’interpretazione magistrale della Argerich, che come una bambina capricciosa si ritira dalle quinte, per poi ritornare sul palco e regalarci una ripetizione dell’ultimo movimento. E’ proprio questo movimento  quello che con più pertinenza descrive il carattere della pianista, la quale non ha smentito affatto le mie aspettative, e mi ha trasmesso una rara gioia di ascolto, di un divertimento profondo, e di un’energia incredibile. Sarà anche umorale, e infantile a volte, Martha, ma io non ho mai ascoltato nulla di simile.


 

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