Equilibrio: IfHuman/ Gaia Saitta/ Julie Anne Stanzak, Fear and desire

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Proseguono le meravigliose sorprese del Festival Equilibrio 2013: il 7 febbraio il collettivo IfHuman è salito sul palco dell’Auditorium Parco della musica, diretto dalla regista italiana Gaia Saitta e dalla coreografa Julie Anne Stanzak.

Fear and desire

Progetto e regia: Gaia Saitta

Coreografia: Julie Anne Stanzak

Danzatrice: Daisy Ransom Phillips

Attori: Vijaya Bechis Boll, Gaetano Bruno, Thomas Coumans, Cèdric Eeckhout, Hervè Guerrisi, Cecilia  Ligorio,, Paoloa Michelini, Antonio Puccia, Ana Rodriguez

Produzione: SeventySeven Production, BramSmeyers

Coproduzione: PerformDance, Gianni Lichetta

7 febbraio 2013 – Equilibrio. Festival della nuova danza, Auditorium Parco della musica, Roma

Vai al sito di Fear and desire

Vai al programma di Equilibrio 2013

Il progetto Fear and Desire, di impronta decisamente baushana, lancia la sempreverde sfida artistica di far danzare un gruppo di attori di nazionalità differenti, come se la danza fosse stata scelta come denominatore comune per la comunicazione artistica.
Un tentativo decisamente riuscito, un mix di tutti gli elementi che piacciono allo spettatore, sapientemente dosati in tutte le loro necessità, dalla regia, alle dinamiche, al contatto con il pubblico, per arrivare al colore di una scena fatta di corpi vestiti del loro quotidiano.

Persone che ci parlano lingue diverse ma comprensibili, che raccontano, ognuno a suo modo, i desideri d’infanzia, cercano gioia e felicità dietro le quinte e si alternano sul palco come se stessero vivendo una giornata di sole all’aperto, ma non solo.

La connessione energetica e la complicità di questo gruppo è palpabile e costante, l’attenzione con cui si misurano in movimenti e dinamiche, magari insolite per un attore, crea quel pizzico di magia che davvero incanta lo spettatore, ammaliato dalla meraviglia di colori e sincerità a cui sta assistendo.

Il palco è nudo, abitato solo da persone che vengono, raccontano e se ne vanno, qualcuno cerca di appendere un altalena al cielo, qualcun altro aspetta «una lunga storia d’amore…», il tutto illuminato e sonorizzato con semplicità ed efficacia emotiva.

In alternanza a degli assoli intimi e personali troviamo delle puntuali e raffinate coreografie d’insieme in cui si percepisce davvero l’insieme, il sostegno, sia fisico che emotivo, di cui ogni uomo ha bisogno nello scorrere della propria vita.

Come racconta la regista, il progetto nasce per colmare la distanza che c’è tra Me e Me. È  un equilibrio, appunto, tra ciò che si vorrebbe e ciò per cui ci si sente inadeguati.

Il lavoro – stilisticamente improntato verso la collaborazione e la gioia – assume talvolta sapori amari: ci racconta anche tristezza e delusione, rappresenta la sincerità della vita, la nostra, con situazioni in cui tutti gli artifici colorati e dolci, veicolati dagli interpreti, assumono note amare, reali.

E’ evidente una direzione tutta al femminile in questa danza, in queste parole e nelle premesse dateci dal programma, nelle grida di un coro compatto e nelle attese sul proscenio, eredità del grande Tanztheater di Pina Baush.

Il sottotitolo di questo lavoro, Not everyone can be a dancer but everybody can dance, coglie l’essenza del movimento come metalinguaggio, come occasione di incontro e sfida fisicamente umana, culturalmente valida perché comprensibile dall’esterno, nell’alternanza tra sorridente spontaneità e oggettivo senso di inadeguatezza e scomodità.

Concludo col riflettere sulla dichiarata linea guida che hanno seguito le creatrici, quella del teatro-danza tedesco: gli echi sono stati evidenti ma, forse perché la grandezza di Pina Baush è eterna, forse perché loro hanno trovato la loro via per seguirla, non posso che consigliare nel modo più sincero e personale possibile la visione di IfHuman.

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