TdV 7-W.I.P.: Andrea Cosentino, Not Here Not Now. Studio

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Articolo di:  Michela Iaquinto

Foto di: Sara Caroselli

Not Here Not Now è andato in scena il 25 Aprile durante il festival Teatri di Vetro al Teatro Palladium che vede un Andrea Cosentino capace di capovolgere il silenzio del pubblico in risate a ripetizione.

di e con: Andrea Cosentino

regia: Andrea Virgilio Francheschi

video: Tommaso Abatescianni

produzione: Pierfrancesco Pisani

in collaborazione con: Kilowatt Festival / Litta_Produzioni / associazione Olinda / Infinito srl / Teatro Forsennato

con il sostegno di: Progetto Perdutamente del Teatro di Roma

Info:

sito Teatri di Vetro

Faccio arte su ciò che non capisco, premette da subito Andrea Cosentino. Questa sarà la base della sua ironica critica verso il lavoro di Marina Abramovic, per la quale l’esperienza artistica va vissuta in prima persona e non da spettatore, esprimendo in semplici parole: “in theatre a knife is fake and the blood is ketchup. In performance art a knife is a knife and ketchup is blood”. Ovvero l’arte è vita e il teatro è finzione. Critica cosentiniana che sfocia nella pura parodia, mostrandoci l’attore nei panni della Abramovic, con tanto di parrucca e tacchi a spillo.

Per confrontare le due diverse poetiche e modi di concepire l’arte, il monologo è intramezzato da inserti costituiti da scene della vita familiare dell’artista abruzzese, filastrocche che sua madre gli raccontava da bambino che conducono la sua immaginazione a vagare fino al letto di morte di suo nonno materno, mai conosciuto, mentre viene imboccato da  sua madre, allora bambina. Inserti commoventi, che ci aprono le porte ad emozioni diverse. Incredibile, infatti,  è la sua capacità di far provare sensazioni contrastanti tra loro.

La scenografia è praticamente assente – se non per la presenza di due schermi, usati a fine spettacolo per la proiezione di un Cosentino-Abramovic alle prese nel rivivere in prima persona gli esperimenti performativi condotti dall’artista internazionale – ma non se ne sente la mancanza, in quanto è lo stesso Cosentino che la racchiude in sé, nei suoi svariati personaggi che prendono vita attraverso l’uso di occhiali eccentrici e parrucche, nei suoi oggetti, lenzuoli, cucchiai, bambole parlanti, martelli di gomma e, immancabili, coltelli e ketchup.

Dietro la sua facciata di leggerezza, dovuta al susseguirsi veloce dei pensieri dell’artista e alla sua parlata repentina, lo spettacolo è ricco di emozioni e spunti di riflessione che sfiorano tutti i campi sotto un elemento costante: il sorriso.

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Redazione

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