Soulages XXI secolo

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Fino al 16 giugno a Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma, è in mostra un’ampia selezione dei lavori recenti di Pierre Soulages. Si tratta della prima importante retrospettiva in Italia dedicata al più grande pittore francese vivente.

 

Artista: Pierre Soulages

Titolo: Soulages XXI secolo

A cura di Éric de Chassey e Sylvie Ramond

Luogo: Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Viale Trinità dei Monti

2 marzo – 16 giugno 2013

«Il nero non è morte, il nero è pieno di tutto, è la prima esperienza artistica dell’umanità». Soulages spiega così la scelta del nero come grande protagonista della sua intera produzione. Il non colore infatti è il fil rouge di tutta la storia del pittore francese, dai lavori degli anni ’40, decennio in cui Soulages ha cominciato a riscuotere successi di critica, alle opere del nostro secolo. Il periodo più radicale e significativo della sua ricerca è a cavallo tra la fine degli anni ’70 e la fine dei ’90: quasi vent’anni di nero totale, per cui Soulages coniò il termine di outrenoir – oltrenero – . Egli intendeva, coprendo i suoi dipinti interamente di nero, stimolare non un fenomeno ottico negli spettatori, ma aprire un campo mentale del tutto nuovo. E ci riuscì: alcuni, davanti ai quadri, scoppiarono addirittura in lacrime.

Nel 1999 ha inizio un’ulteriore fase artistica per Pierre Soulages; abbandonata la pittura su tela, egli si indirizza sempre più verso quello che dal 2005 in poi sarà il suo materiale di riferimento: l’acrilico. Se infatti l’utilizzo del nero permette di indagare la luce nella sua rifrazione e l’astrattismo, nella declinazione di Soulages, incarna di fatto la possibilità di mostrare la luce stessa, rendendola l’unico vero soggetto delle opere, la scelta degli acrilici dà nuova identità ai dipinti e li situa in un limbo tra la pittura e il rilievo. La produzione di Soulages acquista così una dimensione plastica, tanto che egli stesso ama definirsi scultore di luce.

L’interesse di Soulages si concentra allora sullo scambio tra cosa e spazio: il quadro infatti, privato della cornice e legato con fili di nylon al soffitto, conquista la sua autonomia e diventa appunto una cosa, un oggetto che interagisce con lo spazio circostante. Il titolo delle Peintures è dato, non a caso, dalla dimensione stessa, a cui si aggiunge la data di realizzazione per distinguere le tele di uguale grandezza.

La scelta dei curatori Éric de Chassey, direttore di Villa Medici e Sylvie Ramond, direttrice del Musée des Beaux-Arts di Lione, è intesa ad evidenziare le molteplici direzioni che la ricerca di Soulages ha intrapreso nell’ultimo decennio, manifestando tuttavia una chiara continuità negli interessi e nelle preoccupazioni. Goudron sur verre -catrame su vetro, 1948, uno dei primi lavori realizzati dall’artista, chiude infatti la mostra con una forte dichiarazione d’intenti.

Questa esposizione rivela la spasmodica, incessante indagine che Soulages mette in atto: le sue opere contemporanee sono il compendio di tutte le possibilità di analisi della luce. La giustapposizione di superfici lisce e a rilievo, l’andamento ritmico dei segni ripetuti e isolati, le interruzioni continue e discontinue, gli squarci improvvisi, l’accostamento delle varie qualità del nero, dall’opaco al brillante, rivelano il bisogno e la necessità di uno studio costante e in continua trasformazione. La ricerca conduce qui all’ennesima -catartica- possibilità di configurazione della luce: il bianco totale.

A 92 anni Soulages, con estrema lucidità e forza, rende partecipi tutti noi della sua stessa esperienza artistica e ci chiama a partecipare ad essa, creando uno spazio per ogni spettatore.

 

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