PINA 3D

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Regia Wim Wenders

Sceneggiatura Wim Wenders

Fotografia Hélène Louvart

Montaggio Toni Froschammer

Interpreti Pina Bausch, Regina Advento, Malou Airaudo, Ruth Amarante, Rainer Behr, Andrey Berezin, Josephine Ann Endicott

Produzione  Gian-Piero Ringel

Origine Germania, Francia, Gran Bretagna 2011

Distribuzione Bim

Durata 106’

Il Cinema come la Danza “arte di espressioni corporee”

Un atto d’amore e di ricerca : questo è il film di Wim Wenders dedicato a Pina Bausch. Un film-documentario che racconta come la coreografa tedesca abbia rivoluzionato il linguaggio della danza dagli anni Sessanta del secolo scorso ad oggi, ma è anche qualcosa di più.

Solo un grande maestro come Wenders riesce ad utilizzare il mezzo tecnologico, come la ripresa in 3D, in una maniera così sottile da rendere impercettibile al pubblico la presenza della macchina da presa, e lo fa in modo tale da percepire il  film come fosse una performance dal vivo.

Lo spettatore è completamente investito dall’energia dei corpi dei danzatori che spostano l’aria e muovono lo spazio. La Bausch è la creatrice del teatro-danza , del “teatro dell’esperienza”, il linguaggio del corpo cambia: la danza diventa sensazioni, dolore, bisogno, contatto.

Wenders permette al cinema di nascondersi dentro se stesso e fa apparire la danza nella sua essenza, nel suo “qui ed ora” che è la forza del teatro, della danza, dello spettacolo dal vivo. Il movimento nel film si fonde con la ripresa video in un turbinio di immagini, colori, musica e pensieri.

Una catarsi  negli elementi della natura tramite i corpi dei ballerini che emergono dalla terra come creature paurose, vibrano tra le foglie autunnali come trascinati dal vento, mentre travolti dalla forza dell’acqua straripante, costringono lo spettatore a lasciarsi trasportare  in un mondo sospeso tra gesto e parola, leggerezza e peso. Il peso del corpo che parla.

Un’opera in cui un grande cineasta omaggia una grande coreografa, una storia di amicizia, un cercare incessante dell’arte che nasce dall’emozione.


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