Pezzi – Festival Internazionale del Film di Roma

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Luca Ferrari ha vinto il premio per il miglior documentario nella categoria Prospettive Italia del Festival Internazionale del Film di Roma con Pezzi, un crudo documentario sulla miseria sociale del Laurentino 38, quartiere dimenticato della periferia romana.

Pezzi: di Luca Ferrari, Italia 2012, 67’

Sceneggiatura: Luca Ferrari

Produzione: Relief e Prospekt Photographers

Distribuzione: Vivo Film

Direttore della fotografia: Luca Ferrari

Montaggio: Pietro Occhiuzzi

Musica: Giuliano Ferrari

Luca Ferrari è un giovane foto-reporter romano che ha trasportato la ruvida realtà della periferia in un luogo talmente vicino da sembrare – per contrasto – lontano anni luce, ovvero il red carpet del Festival del cinema capitolino.

Pezzi è un documentario che, attraverso frammenti di claustrofobica realtà, racconta un pugno di storiacce oscure sullo sfondo del Laurentino 38, meglio conosciuto come “I ponti”. Questo quartiere dimenticato della periferia romana si trova sulla via Laurentina, in una zona espropriata ai Torlonia nel 1975 e data in pasto ad un selvaggio intervento di edilizia popolare. Un tetro palcoscenico di miseria sociale, prima ancora che economica, dove violenza e degrado fanno da cornice permanente.

Tra i grandi palazzoni popolari si muove l’occhio eccezionalmente impersonale della macchina fotografica di Luca Ferrari, programmata in modalità video per raccogliere ricordi e aneddoti. Storie di galera, tossicodipendenza, sangue e soprattutto lacrime. Storie di rabbia e disperazione. Storie in cui si sente di tutto, fuorché la parola speranza.

Non ne escono fuori le figure romantiche delle borgate pasoliniane, ma impietosi ritratti di sconfitti. Er Pantera, il gestore di una bisca che disserta in tono quasi accademico sui vari tipi di cocaina; Stefano, trentenne che ha passato più anni dietro le sbarre che in libertà; Giuliana, malata di cuore che lavora in una ditta di pulizie per 4 € l’ora, ossessionata dallo spettro della morte del figlio. Queste figure si confessano – fissando negli occhi la macchina fotografica che li riprende – spesso rivolgendosi al regista, dandogli del tu, come personaggi in cerca di un autore che li racconti.

Ogni “pezzo” funge da catalizzatore di emozioni a se stanti, senza mendicare più attenzione degli altri. Si passa dall’indignazione, quando Giuliana racconta come la polizia l’abbia avvertita della morte del figlio pregiudicato con una telefonata di un cinismo crudele: «Tuo figlio sta all’obitorio, vienitelo a prendere», alla divertita commozione per il Pantera che legge le lettere che mandava alla compagna dal carcere:«Te amo tanto, sei sempre la mia bella fica».

Un documentario di un realismo estremo, se si pensa che i 67’ minuti proiettati in sala sono figli di 70’ minuti di girato. Appena tre minuti tagliati. Una raccolta praticamente integrale di realtà, mai schiava dei tipici artifizi cinematografici. Il regista non insegue la “ricerca del senso” nella direzione della narrazione classica compiuta, si limita piuttosto a riportare i crudi frammenti di esistenze tormentate, così come gli vengono raccontate. I pezzi delle storie sono stati cuciti insieme con l’ago della musica coinvolgente di Giuliano Ferrari. Il filo della disperazione salta lo schermo e penetra negli occhi e nelle ossa dello spettatore.

Pezzi, per Luca Ferrari, è l’evoluzione naturale del reportage fotografico sul Laurentino 38 da lui realizzato nel 2009. La semplice immagine poteva risultare una cornice restrittiva per raccontare l’agghiacciante quotidianità degli emarginati e dei dimenticati che le “città-bene” di tutto il mondo preferiscono non vedere.  Il giovane reporter ha quindi voluto sconfinare nel mondo del cinema, con un vero e proprio reportage di fotografie filmate, realizzando una sorta di cartolina alternativa della città di Roma, senza monumenti, ruderi o scorci mozzafiato, ma dipinta con lacrime, cocaina e colate di cemento.

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Autore

Nicola Salerno

Sceneggiatore e regista. Ha frequentato il Master in Drammaturgia & Sceneggiatura presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico e si è laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo presso l'Università La Sapienza di Roma con una tesi su INGLORIOUS BASTERDS di Quentin Tarantino.

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