Pellicole di Neve e di Ghiaccio: LASCIAMI ENTRARE

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Regia: Tomas Alfredson

Sceneggiatura: John Advist Lindquist

Fotografia: Hoyte Van Hoytema

Montaggio: Tomas Alfredson, Daniel Jonsater

Musiche: Johan Soderqvist

Cast: Kare Hedebrant, Lina Leandersson

Durata: 114’

Anno: 2008

Lasciami Entrare è un film svedese diretto da Tomas Alfredson e tratto dall’omonimo romanzo di John Advist Lindquist, autore della sceneggiatura. Il film ha vinto numerosi premi tra cui il Best Narrative Feature al Tribeca Film Festival.
Fedelmente al romanzo, le vicende si svolgono a Blackeberg, un quartiere di Stoccolma, luogo isolato ed abbandonato in cui le azioni e gli eventi sembrano fissarsi nella ripetizione e nella monotonia quotidiana, senza lasciare spazio alle emozioni. A vivere sulla propria pelle l’atmosfera di immobilità che lo circonda è l’adolescente Oscar, la cui solitudine è interrotta brutalmente dai ripetuti soprusi di alcuni coetanei. Colpisce il fatto che Oscar non comunichi i propri sentimenti, compresa l’umiliazione dovuta alle violenze subite, e che sopporti in silenzio, subendo l’indifferenza della famiglia e di chi gli sta attorno. Lo stato d’animo dell’adolescente si esprime in  un disagio silenzioso e sofferto che egli non riesce a comunicare. I sentimenti di Oscar sono infatti bloccati all’interno di una gabbia protettiva che lo trattiene e non gli consente di esternare quanto prova o di avvicinarsi alle emozioni degli altri personaggi.

Ilracconto e la descrizione realistica del disagio adolescenziale e della mancanza di comunicazione tra persone che vivono nello stesso contesto sociale è il filo conduttore diLasciami Entrare. Lo spettatore del film avverte pienamente gli spazi vuoti e i silenzi di una realtà in cui il contatto umano è assente, provando egli stesso una sorta di smarrimento.

Il film però non si concentra soltanto sul disagio adolescenziale e sulla ripetuta sensazione d’ingabbiamento che ne deriva , perché tratta anche di come la vita di Oscar, al pari di quella degli altri personaggi, sia cambiata da un’ intrusione: l’arrivo a Blackeberg di una straniera. L’intrusa in questione è quella di Ely, che vive nascosta perché non può rivelare a nessuno il proprio segreto non umano. Esternamente è una normale ragazza, internamente però  nasconde lo spirito di un vampiro che la costringe, ai fini della sopravvivenza, a succhiare il sangue degli umani e di conseguenza ad uccidere. Ely, come gli abitanti di Blackeberg, è sola a sua volta e vive nel silenzio, fino a quando la sua solitudine incontra quella di Oscar.

Lasciami Entrare è così raccontato tramite i punti di vista di due adolescenti che nelle proprie solitudini lentamente divengono complementari. E proprio la reciprocità di entrambe le solitudini lascia spazio alla spinta emozionale del film poiché l’intrusione di Ely nella vita di Oscar si trasforma a poco a poco nell’incontro fra due anime, il quale incontro spezza la monotonia ed apre alla comunicazione. Oscar ed Ely, oltre ad incontrarsi, si ospitano, aprendo a vicenda la porta del rispettivo mondo. Il film racconta tutta la fragilità dovuta  all’apertura del proprio universo che si prepara ad accogliere e ad ospitare quello estraneo, e sceglie l’adolescenza come il luogo dell’apertura e del cambiamento in cui la sofferenza riesce ad esternarsi. Le anime di Oscar ed Ely  si scoprono fragili, dal momento in cui il loro incontro riesce a scalfire la loro gabbia protettiva.I due adolescenti portano alla luce i propri sentimenti e segreti, si aiutano, condividendo momenti centrali nel percorso adolescenziale quali la scoperta della sessualità. I loro gesti e dialoghi comunicano la dolcezza e l’intimità di chi lentamente scalfisce il proprio guscio per prepararlo a far sì che venga abitato. Il cuore pulsante del loro incontro, quello che permette ad entrambe le anime di aprire la porta  del rispettivo mondo, è espresso dalla domanda, più volte ripetuta: “Posso entrare?”. La cui semplicità richiama l’abbandono del guscio che protegge e nasconde, quello stesso guscio che non viene abbattuto, ma si trasforma nello spazio in cui l’estraneo, come il non-vampiro nascosto da Ely ed il disagio inizialmente inesprimibile di Oscar, una volta abitato ed ospitato, diviene familiare.

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