Ballata dell'odio e dell'amore

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Dopo due anni uscirà, anche in Italia, Ballata dell’odio e dell’amore, penultimo film del regista spagnolo Alex de la Iglesia. Il film ha vinto il Méliés d’oro nel 2011, premio cinematografico assegnato annualmente al miglior film fantastico europeo dalla European Fantastic FilmFestivals Federation.

Balada triste de trompeta, Alex De La Iglesia, 107′, Spa 2010

Link al trailer uscita nei cinema prevista per l’8 novembre 2012

Sceneggiatura: Alex de la Iglesia

Fotografia: Kiko de la Rica

Montaggio: Alejandro Làzaro

Musiche: Roque Banos

Scenografia: Eduardo Hidalgo Jr., Federico del Cerro

Interpreti: Carlos Areces (Javier), Antonio de la Torre (Sergio), Carolina Bang (Natalia), Manuel Tallafé (Ramiro), Alejandro Tejerìas (motorista-fantasma), Manuel Tejada (Jefe de pista), Enrique Villén (Andrés), Gracia Olayo (Sonsoles), Sancho Gracia (Colonnel Salcedo), Paco Sagarzazu (Anselmo), Santiago Segura (Padre Payaso tonto), Fernando Guillén Cuervo (Capitàn miliciano).

Il 20 Dicembre 1973 l’automobile che trasportava Luis Carrero Blanco venne fatta saltare in aria dal gruppo indipendentista basco dell’ETA. Cento chili di esplosivo proiettarono l’autovettura in aria per oltre trenta metri facendola letteralmente volare sopra un palazzo adiacente al luogo dell’esplosione.

Fatti realmente accaduti in cui la realtà risulta incredula a se stessa e si tinge di quei toni grotteschi ai quali non potremmo mai credere. Non a caso questa è una delle tante scene surreali presenti all’interno dell’ultimo film di Alex de la Iglesia che con Ballata dell’odio e dell’amore segna il suo film piu’ personale e intimista.

Javier è un uomo disilluso e provato da una vita amara, figlio di un pagliaccio sogna di seguire le orme paterne. Tuttavia, il riso e la gioia sono sentimenti che hanno smesso ormai di appartenergli. Arruolato in un circo conosce Natalia – di cui s’innamora –  e il suo fidanzato Sergio, pagliaccio amato dai bambini di giorno e violento ubriacone di notte. Siamo nel 1973 e il triangolo amoroso che segna la lotta tra i due pagliacci sfocia irrimediabilmente in una spirale di violenza ambientata negli ultimi giorni del regime franchista.

Ballata dell’odio e dell’amore è un film che vive di contrasti paradossali: pagliacci e soldati, cervi morti e apparizioni mistiche. Situazioni surreali e storicamente accurate si snodano in una fiaba macabra in cui si alternano ora uno ora l’altro elemento, i quali oscillano vorticosamente in un mix di commedia nera e horror che non predilige mai uno stile all’altro. Un calderone pop dove, come afferma il regista «...<El Lute>, la morte di Carrero Blanco, i clown della Tv, tutto si confonde nella mia memoria».

Esorcizzando i propri demoni De La Iglesia “vomita” sulla celluloide la propria visione surreale dei ricordi d’infanzia. Lo scotto da pagare è una inorganicità della sceneggiatura che vive di macro-sequenze quasi autoctone e che usa il triangolo amoroso tra Sergio, Natalia e Javier come unico fil-rouge per cucire insieme i vari momenti del film. La regia visionaria di De La Iglesia ha l’abilità di creare una forte atmosfera da incubo ad occhi aperti ed è capace di catturare anche lo spettatore piu’ smaliziato.

Così come accade con Il Labirinto Del Fauno – pellicola affine per come i temi del surreale e del reale si mischiano pur restando su piani differenti: la protagonista nel film di Del Toro, lo stesso regista in questo caso – l’opera riporta in primissimo piano il potere terapeutico dell’immagine cinematografica nella sua accezione più squisitamente catartica, capace di trasformare la risata sanguinosa di un pagliaccio pazzo nello sfogo disperato e liberatorio di un paese intero.

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