Conferenza stampa THE ARTIST

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Regia Michel Hazanavicius

Sceneggiatura Michel Hazanavicius

Fotografia Guillaume Schiffman

Montaggio Anne-Sophie Bion & Michel Hazanavicius

Musiche Ludovic Bource

Interpreti Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller, Malcolm McDowell

Produzione Thomas Langmann (Francia)

Durata 100′

 

 

Il regista francese Michel Hazanavicius, presente a Roma per l’anteprima del suo nuovo film The Artist (presentato a Cannes), incontra i giornalisti capitolini nel corso di una conferenza stampa.

–        Come ci si approccia ad un lavoro del genere?

Nasce dalla grande voglia e dal grande desiderio di farlo. La cosa più difficile è stata quella di reperire i fondi necessari per fare questo film. Bisogna credere in una cosa per poterla realizzare. Credevo molto nel format del muto, laddove il suono non c’è è lo spettatore che ce lo mette e ricrea con la sua immaginazione i dialoghi. Mi piace l’approccio che consiste nel dire che meno il regista fa, più il pubblico ci mette del suo. Raccontare una storia attraverso le immagini, è questo che mi ha affascinato. Oggi il pubblico sta riscoprendo il valore e la bellezza del film muto. Ho adorato questo film, ma non so se ne rifarei un altro.

–        Come ha lavorato con gli attori?

Ho cominciato a scrivere il soggetto e sapevo già che non volevo mimi, pantomime e clown. Ho chiesto ai miei attori di lavorare con estrema naturalezza. Dovevano mettersi nei panni di gente degli anni ’20. Ci sono due tipologie di film, esistono film muti dove ci sono dei clown come Buster Keaton o Charles Chaplin, e ci sono film muti con personaggi più tradizionali come nei film di Murnau o Von Stroheim. Gli attori hanno lavorato al suono della musica.

–        Cosa ne pensa dei film in bianco e nero?

Orson Welles aveva perfettamente ragione quando diceva che il bianco e nero è il miglior amico degli attori. Vanno via tutte le imperfezioni della pelle. L’attore viene in qualche modo divinizzato. Un’esperienza molto bella per gli attori. In questo caso ho usato molto la gamma dei grigi.

–         Questo personaggio che vaga con il suo cagnolino mi ha riportato alla mente il film Umberto D. Mentre Umberto perde la casa, Valentin perde lo status symbol di divo, e per alcuni anni il lavoro. Si tratta di due film dagli obiettivi completamente differenti, ma che sembrano quasi convergere nel finale, quando c’è questo goffo tentativo di suicidio. Nello scrivere la sceneggiatura ha pensato anche al film di De Sica e Zavattini?

Il cane non è un attore perché non aveva il suo copione, in realtà gli piacevano le salsicce, e bastava mettere un pezzo di quelle nel calzino di un attore per far sì che lo seguisse. Riguardo le similitudini, ovunque vada, in qualsiasi Paese, ognuno mi darà degli esempi diversi. Ho voluto fare soprattutto un bellissimo film d’amore.

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