Scala C – Open studios, gardens and houses

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foto: Enea Tomei

Nella sola serata di sabato 22 giugno sono stati aperti al pubblico gli studi d’artista in via Bixio 41 a Roma. In esposizione opere di diverso genere che sfiorano la sinestesia fra le arti. Gli studi e il cortile di uno storico condominio dell’Esquilino si sono trasformati così in una galleria d’arte.

Artisti: Sandra Hauser, Nicole Voltan, Gianluca Esposito, Francesco Impellizzeri, Alecci e Di Paola Artifici D’interni

Titolo: Scala C – Open studios, gardens and houses

@ Via Nino Bixio 41, Scala C

Quando: 22 giugno 2013

Il cortile ospita tronchi scortecciati e dipinti e un banco di pesci di gomma; plastiche di formiche che salgono e scendono i muri e cavoli fioriti su scale di mattonato rosso piene di trifogli. Sul portone, col gesso, è scritto il comunicato stampa che è anche una dichiarazione d’intenti , un manifesto: lo ritroviamo vergato a mano su tre fogli di carta A5 e incorniciato. L’intento, «fare mondi» –  che ricorda il titolo della Biennale di Venezia diretta da Daniel Birnbaum (il duo Beatrice alla curatela del Padiglione Italia e una delle più suggestive aperture d’Arsenale con i fili di rame sospesi tra buio e luce di Pape e gli specchi fracassati da Pistoletto) – è far diventare il pensiero materia. Arte, non altro: il soggetto che si oggettiva. Nei saloni, le vetrine diventano le teche di un museo antropologico che mette in mostra e conserva gli strumenti del fare. Strumenti, e opere, che documentano il processo. Dalla nascita dell’idea alla sua realizzazione e, va da sé, vendita.

La matrice é la camera delle meraviglie: ritratti di archetipi d’infanzia, un piccolo gioco di biliardo, un carillon, tracce di passato come foto e vecchi libri rilegati in pelle. Una cucina piena di grafici. Camere da letto allestite come intimi e rigorosi spazi espositivi, librerie comprese. Video che documentano il giocare con le biglie o lo scorrere del tutto. La nostalgia percuote il petto dall’interno. Si osservano vecchie scatole di alimenti come un piedistallo per algidi esoscheletri di aragoste. Pitture concettuali di cicli mestruali e porzioni di frasi di canzoni. La realtà è fatta di pezzi, è fatta a pezzi, pallini, chiodi, liquidi, segni; catturati, rinchiusi, inquadrati, incorniciati e infine esposti. Come la vita.

Per questa inaugurazione sono previste anche delle performance. La prima arriva dal tetto, che getta nel cortile. Un accenno di maschera veneziana  che descrive, attraverso un divertito cantato lirico in rima, le doti del nuovo spazio e delle opere in esso contenute. Atelier scoperto e aperto e che commuove per lo stretto contatto tra fare arte e vivere d’arte. Ci troviamo di fronte, di lato, fuori e dentro a una casa d’arte. Artisti che lavorando ci vivono e vivendoci lavorano: la vita è descritta come partecipazione alle opere d’arte. La vita opera l’arte. L’arte che respira la vita. La vita presupposto e fine delle opere d’arte. Un Labirinto pazzesco. Ne usciamo citando a memoria Ludovico Pratesi: «oggi, l’unica salvezza, è vivere con gli artisti».

Ciò a cui assistiamo è una diversa opportunità di residenza all’Esquilino.

 

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Redazione

1 commento

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