Jan Fabre: Stigmata

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Dal 16 Ottobre 2013 al 16 Febbraio 2014, il MAXXI presenta la mostra Jan Fabre: Stigmata, Action and Performance 1976-2013, a cura di Germano Celant.

Artista: Jan Fabre

Titolo: Jan Fabre. Stigmata

Luogo: MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Dal 26 Ottobre 2013 al 16 Febbraio 2014

Nel suo diario del 1978, Jan Fabre scrive:

‹‹Un artista è come un minatore

Scava sempre più a fondo e scopre nuove vene

Si va da una vena all’altra

E non c’è nessuna risposta definitiva, unica.››

Jan Fabre è un minatore, un guerriero-vergine, un uomo rivestito di paillettes dorate, un insetto gigante, la reincarnazione vivente del criminale Jaques Mesrine improvvisamente comparso come uno spettro nelle sale del Louvre di Parigi: l’artista è tutto questo e insieme non lo è, e proprio questa è la sua grandezza espressiva.

Arte e vita giocano formando questa costruzione interminabile:  un incessante tentativo di valicare i confini del mondo dell’arte, di uscire dalla sua teca istituzionale, dal suo ‹‹basso potere economico ma dal suo grande valore economico››. Uscire da questo circuito autoreferenziale dell’arte contemporanea è possibile, per Fabre, solo attraverso l’arte della performance poiché essa è ‹‹la sola che può mettere in discussione l’essenza dell’arte, poiché si sottrae a tutte le regole del mercato dell’arte››.

L’artista indossa l’armatura e, insieme all’Abramović, mette in scena al Palais di Tokio di Parigi Virgin/Warrior  dando vita alla loro crociata contro ‹‹il cinismo dell’arte›› proclamandosi paladini della bellezza e della fragilità. Non si tratta solamente di rompere le catene dell’arte, ma di trovare la chiave per uscire dalla propria prigione personale, ciò spinge Fabre ad uno sguardo introspettivo, in una continua ricerca di se stesso: dai diari scritti lungo i suoi viaggi in treno, alle sue osservazione sulle performance, fino ai progetti dei suoi lavori, i suoi thinking model realizzati talvolta anche con lo stesso sangue come si legge in un foglio Dans le ciel il y a une danse.

Una scelta, quella di investigare sul proprio corpo e sulla propria mente, che lo accompagna sin dalle sue prime esperienze artistiche: in Ilad of the Bic- Art, the Bic-Art Room  il giovane Jan si fa rinchiudere in una stanza completamente bianca dove coltiva la noia come motivo di ispirazione artistica, ricoprendo se stesso di parole e segni. Perché proprio la parola Ilad?  Jan Fabre ci risponde con la performance Ilad of the Bic-Art: il contrario di Dalì è  Ilad, che, da parente lontano del pittore surrealista, non può non interrogarsi sulla storia dell’arte per poi prenderne le distanze graffiando con una penna bic le opere d’arte appese al muro già strappate .

Dalla storia dell’arte, l’artista belga, passa ad interrogarsi sul rapporto dell’arte con la scienza, tanto da collaborare per tre anni con il Natural History Museum di Londra, dove fa vestire, nella sua performance Consilience, i diversi specialisti del museo come gli animali oggetto della loro ricerca. Una sintesi di arte e scienza è possibile non solo perchè entrambe parlano dell’uomo ma soprattutto perché ciò che ‹‹unisce uno scienziato interessante e affascinante e un artista interessante e affascinante, è il fatto che entrambi possiedono un impulso incessante ad azzardare ogni volta una balzo nell’ignoto››.

Una comunanza tra scienza ed arte che si spinge fino ad un amore incondizionato per il cervello, considerato da Fabre, come afferma una sua performance, the most sexy part of the body.

Un cervello in grado di uscire dalla sua gabbia esistenziale solo grazie all’arte, perché come ripete il famoso criminale francese interpretato da Jan Fabre mentre si aggira per le stanze del Louvre,  Art Kept me out of the jail!: l’arte è l’unica possibilità che abbiamo per uscire fuori dall’arte stessa, rifugiatasi nel suo tempio sacro.

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Autore

Ivan Altieri

Laureando presso la facoltà di Filosofia dell'Università la Sapienza di Roma, prosegue con passione i suoi studi in Estetica, confrontandosi con i problemi della contemporaneità sia in ambito filosofico che artistico.

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