
C’è qualcosa di profondamente programmatico, quasi teorico, nel modo in cui Splitsville affronta la commedia sentimentale contemporanea: non tanto una riscrittura del genere, quanto una sua messa in crisi dall’interno, attraverso un dispositivo comico che accumula situazioni, rilancia continuamente il conflitto e spinge ogni dinamica relazionale fino al punto di rottura. Dopo l’esordio di The Climb, Covino e Kyle Marvin tornano a lavorare su quella stessa idea di amicizia maschile come campo di battaglia, ma qui il dispositivo si amplia, si fa più corale e soprattutto più instabile, inglobando il tema dell’amore contemporaneo – e delle sue forme “alternative” – in una struttura narrativa volutamente eccedente.
Il punto di partenza è quasi da manuale: due coppie, un divorzio improvviso, un esperimento di relazione aperta che dovrebbe funzionare come antidoto al fallimento sentimentale. Ma Splitsville non è interessato alla plausibilità psicologica, bensì alla deriva: ogni scelta dei personaggi produce un effetto domino che moltiplica gli equivoci, le gelosie e le esplosioni di violenza, trasformando il film in una macchina comica fondata sull’escalation parossistica, in linea con una tradizione demenziale americana che qui viene rilanciata con sorprendente libertà .
Covino costruisce infatti una comicità che non teme l’eccesso, anzi lo cerca costantemente: il corpo degli attori è messo alla prova in sequenze slapstick sempre più fisiche, mentre la sceneggiatura alterna battute fulminanti a momenti di pura distruzione, come se il film stesso fosse incapace di contenere la propria energia. In questo senso, la relazione tra i due protagonisti maschili diventa il vero motore narrativo, un legame ambivalente fatto di competizione, dipendenza e risentimento, che si rinnova continuamente attraverso tradimenti e riconciliazioni, secondo una logica quasi matematica di azione e reazione .
Eppure, sotto questa superficie iperattiva, Splitsville lascia emergere una visione tutt’altro che leggera delle relazioni contemporanee. Il film intercetta con lucidità il disorientamento emotivo di una generazione incapace di abitare stabilmente qualsiasi forma di legame, trasformando l’idea di libertà – incarnata dal matrimonio aperto – in un dispositivo che invece di liberare amplifica le nevrosi, le insicurezze e le dinamiche di potere. Non a caso, la comicità tende progressivamente a sfiorare il disagio, facendo affiorare una dimensione quasi tragica sotto la superficie farsesca, come se il riso fosse sempre sul punto di incrinarsi.
In questo equilibrio instabile, il contributo del cast è decisivo: Dakota Johnson e Adria Arjona portano una presenza che controbilancia l’energia caotica dei due protagonisti, anche se la scrittura tende spesso a marginalizzare i loro punti di vista, lasciando che il film resti ancorato soprattutto alla prospettiva maschile. Una scelta che alcuni sguardi critici hanno letto come limite, ma che si può anche interpretare come parte integrante del progetto: Splitsville è, in fondo, un film sulla cecità emotiva dei suoi personaggi, sulla loro incapacità di vedere davvero l’altro.
Dal punto di vista formale, Covino conferma una certa ambizione registica, lavorando sulla coreografia delle scene e su un uso dello spazio che rende leggibile anche il caos più sfrenato. Se rispetto a The Climb si avverte una minore radicalità – il film rinuncia in parte alla purezza dei long take – resta comunque una volontà evidente di dare alla commedia una densità visiva insolita, sottraendola alla piattezza di molta produzione contemporanea.
Splitsville è, in definitiva, una commedia che non si limita a far ridere, ma che mette in scena il riso stesso come sintomo di qualcosa di più profondo: una forma di smarrimento affettivo, una difficoltà a negoziare i confini tra desiderio e responsabilità, tra libertà e distruzione. Disordinato, eccessivo, a tratti perfino estenuante, il film trova proprio in questa instabilità la sua forza più autentica, configurandosi come uno degli esperimenti più vitali – e irregolari – della commedia americana recente.
