
La 78ª edizione del Festival di Cannes si chiude con un palmarès che conferma la vocazione sempre più politica e globale della manifestazione, sotto la presidenza della giuria guidata da Juliette Binoche. Un’edizione segnata da un equilibrio fragile tra cinema d’autore europeo, nuove cinematografie emergenti e una tensione costante verso il presente storico.
La Palma d’Oro va al film iraniano A Simple Accident di Jafar Panahi, consacrazione attesa e insieme simbolica, che ribadisce la centralità del regista nel panorama contemporaneo, tra resistenza politica e cinema di messa in scena morale. Un premio che Cannes consegna non solo a un’opera, ma a una traiettoria autoriale segnata da anni di restrizioni e clandestinità.
Il Grand Prix è assegnato a Sentimental Value di Joachim Trier, confermando l’attenzione della giuria per un cinema europeo intimista ma strutturalmente ambizioso, capace di coniugare scrittura emotiva e costruzione formale. A seguire, il Premio della Giuria ex aequo premia due sguardi radicalmente diversi ma ugualmente coerenti: Sirat di Oliver Laxe e Sound of Falling di Mascha Schilinski, entrambi orientati verso una ricerca sensoriale estrema.
Il premio per la miglior regia va a Kleber Mendonça Filho per O Agente Secreto, confermando la forza del cinema brasiliano nel tradurre il genere in dispositivo politico. Il film si impone anche indirettamente grazie al riconoscimento a Wagner Moura, premiato come miglior attore, mentre la migliore attrice è Nadia Melliti per Le Petit Dernier di Hafsia Herzi.
Sul fronte della scrittura, i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne ottengono il premio per la sceneggiatura con Jeunes Mères, ulteriore tassello di una filmografia che continua a interrogare le strutture sociali europee con rigore quasi chirurgico.
Tra i riconoscimenti collaterali, il Premio Speciale della Giuria a Resurrection di Bi Gan sottolinea la presenza di un cinema visionario e stratificato, mentre la Camera d’Or va a The President’s Cake di Hasan Hadi, segnando l’emergere di nuove geografie produttive. La Palma d’Oro per il cortometraggio è assegnata a I’m Glad You’re Dead Now di Tawfiq Barhum, a conferma di una sezione sempre più politicamente sensibile.
Questa 78ª edizione di Cannes restituisce così l’immagine di un festival meno univoco del passato, attraversato da tensioni estetiche e geopolitiche che si riflettono direttamente nelle scelte della giuria. Più che una sintesi, il palmarès appare come una costellazione disomogenea: un cinema che non cerca più un centro, ma una molteplicità di punti di vista, spesso inconciliabili, ma proprio per questo necessari.
