ALCHEMICA VISIONE: POSSIBILITA' DEL REALE E REALTA' DEL POSSIBILE – Intervista a B. Ceccobelli

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Fino al 6 gennaio lo Studio Pino Casagrande ospita la mostra Resolve et Scoagula, curata da Flavia Montecchi,  in cui a sfidarsi sono due giovani artisti, Leonardo Petrucci e Alessandro Vizzini e un grande maestro dell’arte italiana, Bruno Ceccobelli. L’alchimia è il filo conduttore dell’esposizione che lega i loro lavori sotto l’insegna della Possibilità con la “p” maiuscola. Possibilità perché il principio su cui si basa l’alchimia, e l’arte, è la liceità di utilizzare qualsiasi strada, da quella scientifica a quella mistica, per cercare di avvicinarsi a ciò che nel nostro universo è davvero importante ma che rimane nascosto. Non ci sono confini netti e stabiliti una volta per tutte: ogni misticismo contiene una razionalità ed ogni razionalità è in fin dei conti mistica. La mostra è un cammino all’interno delle coscienze dei tre artisti che cercano di comunicare, al loro pubblico, quanto l’arte come alchimia possa aiutare a renderci più attenti a quella rete di rimandi e assonanze che ci circondano, le quali formano e fondano la nostra individualità.

E per poter comprendere meglio il loro mondo un aiuto può essere fornito dalle loro stesse parole. Ad esempio quelle di Bruno Ceccobelli…

La sua installazione I 22 Arcani Maggiori apre al tema delle maschere evocando, inevitabilmente, il doppio, il quale non può che richiamare una scissione tra l’Io e l’Altro. Ma l’Altro, in realtà, si rivela essere il nostro io più nascosto, di cui non siamo consapevoli e di cui possiamo accorgerci solo trasferendolo in qualcosa di diverso da noi. E’ riuscita quest’opera a far emergere in lei le sue parti più nascoste?

Bruno Ceccobelli: L’installazione è molto complessa, ha vari piani di lettura e si snoda in una parabola intorno ad un percorso iniziatico e, come del resto faccio spesso, nelle ultime esposizioni che vanno dal 2007, esse nascono da simboli e riferimenti esoterici ma soprattutto poetici; dico questo perché è difficile staccare un singolo elemento per parlarne, costruisco dei percorsi comportamentali con intendimento di ritualità o per creare un’atmosfera misteriosa dove tutto è compenetrato. Certo, la maschera riguarda il doppio ma, per esempio, in un’altra installazione del 2010 Schone Traume a Rovereto, ho usato le maschere (che sono costruite su un mio calco in argilla e poi cotte in terzo fuoco, cioè a lustro) chiamandole Risvegli; in quel caso io ero il sonno e l’oggetto in sé della maschera la mia nuova identità, a me stesso sconosciuta, come ho usato le maschere, che sono 22 in questa installazione dal titolo Risolve et Scoaugula e che sono puramente una rappresentazione della presa di coscienza di vari stati emotivi riferiti alla simbologia degli Arcani Maggiori dei Tarocchi.

Molti sostengono che l’arte sia dannosa alla vita, dal momento che è qualcosa di puramente irrazionale, frutto della libera fantasia e non può dunque cogliere la verità, che può invece essere colta solo razionalmente. Cosa ne pensa?

B. Ceccobelli: La vera opera d’arte non nasce da una eccentricità, ma da un progetto di equilibrio, d’armonia, d’amore, che molti potrebbero dire razionale. L’artista vero però, prima studia tutta una vita i suoi ideali, la sua visione del mondo, la sua ricerca che è metafisica o patafisica o surrealistica, e sicuramente la sua opera poetica non è materialistica. Dall’ispirazione all’intuizione o dalla libera fantasia, come dice lei, il logos dell’artista non è né matematico, né scientifico, ma è più vero perché spirituale, misterioso, artistico (tra l’altro considero il bello rappresentazione del giusto e del bene). La verità vuol dire disvelamento e questa installazione allo Studio Pino Casagrande di Roma è piena di veli e di piccole grate di raso da disvelare per poter vedere le maschere. Se la realtà si potesse cogliere solo razionalmente, o con l’economia, o con la politica e la statistica, o con la sociologia, allora questi cosiddetti saperi avrebbero già dato, da tempo, la felicità e la giustizia a tutti.

La sua è un’arte interiore, atemporale e individuale. Questo tipo di arte mi sembra essere sempre in bilico tra la possibilità di parlare veramente a ciascuno di noi, producendo in chi recepisce l’opera un grado di autoconsapevolezza sempre maggiore, e il pericolo di chiudersi all’interno di un linguaggio autistico, che parla solo ai pochi che ne conoscono il codice e diventa impenetrabile per il resto della comunità umana. Lei sente questo pericolo, come lo vive?

B. Ceccobelli: Tutta la realtà è fatta da codici, per leggere occorre conoscere le parole chiave; anche nell’arte contemporanea ci sono infiniti rimandi alle ricerche delle avanguardie, o alla storia dell’arte, o alle singole ricerche individuali, ma l’importante è proprio creare un segno forte, un codice appunto, o uno stile che ti renda riconoscibile. Naturalmente il codice per gli artisti veri servirà per creare un messaggio forte.

In un periodo come questo, segnato dalla vittoria dell’esteriorità, della superficialità e del guadagno, cosa si sente di suggerire ai giovani artisti come Petrucci e Vizzini?

B. Ceccobelli: Ai giovani artisti, come a tutte le persone sensibili, posso dire di avere umiltà e pazienza e lavorare per scoprire la propria natura, i propri interessi e piaceri, senza badare ai frutti delle proprie azioni e forgiare il loro mondo. Il mercato dell’arte con l’arte non c’entra niente, c’entra con le leggi di mercato; bisogna operare aldilà del proprio tempo ed essere coerenti con se stessi. Questi non sono solo bei propositi moralistici, ma cardini di una concezione di vita come sacralità; la manualità dell’arte aiuta a rappresentare questa sacralità, aldilà delle azioni ignoranti dei poteri speculatori sopraffattori e violenti.

RESOLVE ET SCOAGULA

Studio Pino Casagrande, Roma,

18 dicembre – 6 gennaio,

foto gentile concessione dello Studio Pino Casagrande.

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