100X100=900

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100×100=900 è un progetto estremamente complesso e ambizioso: ogni anno del secolo passato è affidato a un artista (un video-artista, nello specifico) al fine di testare possibilità e limiti dell’immagine in movimento, verso una nuova narrazione-elaborazione, storica e visionaria al tempo stesso. Artisti di tutte le parti del mondo sono stati chiamati a collaborare, in piena libertà, nella costruzione di quello che si può definire un vero e proprio esperimento.

 

A cura di: Enrico Tomaselli

Luogo: Nuovo Cinema Aquila, Via L’Aquila 68

Quando: 18 e 19 aprile 2013

In foto: immagine tratta dal Video “Misdeed” di Recep Akar

Il progetto 100×100=900 consegna la responsabilità di elaborare ogni singolo anno del secolo “breve” a un artista: un’opera corale e stratificata, che implica l’integrazione di punti di vista di diversa provenienza, di tecniche ed esperienze estetiche molto differenti tra loro. Si tratta di celebrare il cinquantennio di un linguaggio artistico che trova la sua prima legittimazione nell’esposizione personale di Nam June PaikExposition of Music – Electronic television (Wuppertal, 1963), ma che affonda le sue radici nel generale interesse di sociologi e filosofi per la sempre più forte influenza dei mezzi di comunicazione di massa e nelle incursioni sperimentali di artisti di diversa estrazione nell’esplorazione dei nuovi media.

La visione del progetto è stancante: manca un quadro d’insieme che riesca a integrare i vari frammenti in un continuum riconoscibile. La nozione di frammento è sicuramente la più adatta a rappresentare un secolo che ha fatto della continua decostruzione delle identità e dei linguaggi il suo cavallo di battaglia. Ma qui il frammento diventa cavallo di Troia che dota i singoli video di una forza centrifuga troppo forte. In molti casi le tecniche adottate sembrano solo stanchi tentativi di mettere a disagio il fruitore e il citazionismo ingiustificato cade nella copiatura che gira a vuoto. In generale l’estetica dell’anticonvenzionalismo sembra cadere in un’ideologia che si rifiuta di riflettere sull’importanza contenutistica dell’oggetto di ricerca.

Il video che coniuga al meglio riflessione storica e esigenza stilistica è Misdeed, opera dell’artista Recep Akar. Un gruppo di danzatori si muove in un ambiente totalmente oscurato. Attraverso i movimenti dei corpi e lo scambio tattile tra i protagonisti della danza ora audace, ora spezzata, schiacciata al suolo da una sferzante forza di gravità, emerge la sensazione di un’esplorazione sofferta dello spazio circostante e l’esperienza della solidarietà tra soggetti in crisi e senza possibile via di fuga.

L’immagine stessa è molto lavorata, ma la fattura estetica non è lasciata sullo schermo a giustificare sé stessa. Alla fine del video una citazione dal saggio Ricapitolazione sull’industria culturale, di Theodor W. Adorno – «Nessuna infamia trova venia per il fatto di riconoscersi tale» – esplicita la consapevole responsabilità da parte dell’autore nella creazione di un oggetto bello, ma che invita a una profonda riflessione sul passato, sul senso della Storia, sul posto dell’uomo nel mondo e sulle responsabilità che l’arte autentica deve assumersi.

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Autore

Giulia Belloni

« Art et politique tiennent l'un à l'autre comme formes de dissensus, opérations de reconfiguration de l'éxperience commune du sensible» Jacques Rancière, Le spectatuer émancipé (2008).

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